Masci-D’Alfonso, scontro per il caos delle ordinanze

8 Maggio 2020

Il sindaco: «Non fai nulla per l’emergenza». Il senatore: «Ignori il mio operato» 

PESCARA. Si è trasformato in uno scontro politico tra Carlo Masci e Luciano D’Alfonso il caos delle ordinanze emanate dal sindaco e dal presidente della Regione per il giorno del primo maggio che hanno consentito a centinaia di cittadini di tornare a passeggiare sulla riviera e sulla strada parco, nonostante le restrizioni imposte per l’emergenza coronavirus.
Tutto è cominciato dalla decisione del senatore del Pd Luciano D’Alfonso, comunicata mercoledì scorso, di presentare un’interrogazione ai ministri della Salute Speranza, dell’Interno Lamorgese e degli Affari regionali Provenzano per chiedere loro se fossero a conoscenza dell’iniziativa adottata prima dal governatore e a ruota dal primo cittadino per il primo maggio e quali provvedimenti intendano adottare o abbiano già adottato nei confronti delle loro «gravissime condotte».
Il sindaco non è rimasto in silenzio e ieri ha replicato in maniera piccata al senatore. Poi, in serata, è arrivata la controreplica di quest’ultimo.
LA NOTA DI MASCI. «Fa sempre piacere vedere un pescarese che torna in azione vispo e arzillo dopo la quarantena», ha scritto Masci in una nota, «soprattutto se è il senatore Luciano D’Alfonso, che ha ritrovato la verve dei tempi andati e persino quel linguaggio contorto e barocco con il quale infioretta le sue elucubrazioni, l’ultima delle quali è quella di ergersi a cavaliere senza macchia e senza paura rivolgendosi con un’interrogazione a ben tre ministri per censurare il sindaco di Pescara». «Potrei fargli un lungo resoconto burocratico sul mio operato», ha fatto presente Masci, «ma mi limito ad osservare e a far osservare ai pescaresi che da marzo a oggi non ho mai avuto il piacere di vederlo in nessuna occasione e in nessun luogo, né di sentirlo su alcuna problematica legata alla pandemia da Covid-19. Semplicemente non pervenuto quando io chiudevo i mercati, i parchi, i cimiteri, i centri sociali e quando imponevo le mascherine, sempre primi in Italia e a tutela dei miei concittadini, lui compreso».
E ancora: «Il senatore-censore, in isolamento sociale e di idee, non si è occupato della sua comunità in tempi di massima emergenza, ma si preoccupa oggi di far vedere che esiste riemergendo dalla quarantena sanitaria e politica con la trovata dell’interrogazione. Quando c’era da tutelare i pescaresi io mi sono assunto gli oneri delle scelte mentre egli, oggi, cerca i facili onori di una demagogia da tre palle e un soldo; quando come sindaco ho assunto la responsabilità di proteggere la mia, anzi la nostra città, non mi sembra di ricordare che D’Alfonso abbia fatto ascoltare la sua voce che adesso fa baritonalmente squillare dallo scranno senatoriale, credendo siano tutti “do di petto” per strappare e ricevere un facile applauso».
«Il senatore», ha proseguito, «rimprovera al sindaco di Pescara addirittura l’ordinanza di riallineamento a quanto previsto dal decreto Conte, mentre i suoi compagni di partito in precedenza mi accusavano esattamente del contrario, ovvero di aver adottato provvedimenti più rigidi rispetto alle prescrizioni contenute nei decreti della presidenza del Consiglio». «La coerenza», è stata la conclusione sarcastica Masci, «non sembra essere moneta corrente per il senatore D’Alfonso, al quale il virus del protagonismo, l’astinenza dalla ribalta per quarantena e la convalescenza mediatica devono aver obnubilato una visione d’insieme lucida e razionale dei fatti. Come pescarese non posso che congratularmi con lui per aver dato un segnale di vitalità, come sindaco sono preoccupato per il suo ritorno alla normalità».
D’ALFONSO RISPONDE. Altrettanto piccata è stata la controreplica del senatore. «La mia simpatia non manca mai al sindaco di Pescara», ha esordito D’Alfonso anche lui in una nota, «è un sentimento dovuto nei confronti di chi è il primo cittadino, e anche mio non immediato successore in una carica tanto difficile e impegnativa. Sono semmai stupito quando Carlo Masci, nel far riferimento al possibile lungo resoconto del suo operato burocratico, immagina che mi farebbe piacere poiché nello “stile criptico ci sguazzo con naturalezza”. Credo che quel criptico sia una voce dal sen fuggita al suo pur abile portavoce, da me molto ammirato anche come storico principe di questa città. Confido, infatti, che non ci sia nulla di misterioso o di oscuro nell’azione amministrativa del sindaco. Ed è una speranza che nutro sia come cittadino che come senatore, in questo non vivo il dissidio tra persona e ruolo che Masci pare avvertire quando rivolge il pensiero nella mia direzione».
«Mi preoccupa, invece, che il sindaco faccia mostra di ignorare il mio operato come senatore in questa gravissima emergenza», ha osservato D’Alfonso, «la preoccupazione è duplice, e riguarda sia l’oggetto del mio impegno, che il suo ambito. Su quest’ultimo aspetto non credo sia necessario ricordare che le competenze sindacali non spettano ai parlamentari, ma al sindaco pro tempore. Masci sa che io le conosco bene per averle esercitate senza risparmio nell’interesse della città e anche lui ben le conosce, visto che anche nel 2003 gli riuscì quasi di diventare sindaco la prima volta, salvo arrivare secondo al ballottaggio dopo di me».
«Non vedo, dunque, perché Masci si lamenti del fatto di aver dovuto assumere le decisioni di sua stretta competenza senza il mio intervento», ha sottolineato D’Alfonso, «io sono a disposizione di tutti gli amministratori locali della regione, e anche di fuori regione, ma naturalmente intervengo su loro richiesta. Mi sorprende che Masci affermi che io sia tornato in azione dopo la quarantena, perché in questi due mesi, pur rispettando tutte le norme nazionali e locali sul distanziamento sociale, la mia officina di lavoro è stata in azione senza soste e mi fa piacere offrirne anche in questa occasione un breve ma denso resoconto. In questi 60 giorni ho esercitato con il massimo impegno e con diligenza e onore il mandato parlamentare di senatore, un mandato che anche Masci conosce perché anche in quel caso gli riuscì quasi di sfiorare l’elezione, e quasi prevedendone il buon esito si era preparato a puntino su quello che avrebbe dovuto fare. D’Alfonso ha ricordato, in proposito, di essersi impegnato nella realizzazione di 201 iniziative in 2 mesi. «Vorrei», ha concluso, «che Masci ci spiegasse perché ha firmato quella funesta ordinanza, che qualcuno con infantile rimembranza definisce “tana libera tutti”. Ha risposto a un ordine di partito o a un sussulto emotivo provocato da un richiamo del prefetto che lo invitava opportunamente a serbare la vigilanza? In relazione al linguaggio “contorto e barocco” che mi apparterrebbe, mi riservo di confrontarmi con chi ha steso la sua replica. Apprezzo che il sindaco non lo citi, così come non cita, assumendosene la responsabilità, gli atti che ordinariamente firma, inclusa l’ordinanza sciagurata che sarebbe stato un bene per la città evitare di scrivere e di firmare».
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