Masci: ha vinto la città del sì, farò il parco e la Regione al centro dell’area di risulta

Il sindaco accolto dagli applausi in Comune: «Premiato perché ho fatto bene» Marsilio: «Non vedo l’ora di salire sul primo filobus lungo la strada parco»
PESCARA. Davanti alla sala del consiglio comunale piena che si alza in piedi e lo applaude, il sindaco rieletto Carlo Masci si commuove: stringe il microfono con tutte e due le mani come fa un bambino alla recita della scuola e non parla. Resta in silenzio il sindaco fino a quando l’amico deputato Nazario Pagano, capo regionale di Forza Italia, gli dà un colpo al braccio: «Dai Carlo, dai». Sorride il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, seduto alla destra di Masci. Comincia sotto il segno di un’emozione che diventa visibile fino a rendere gli occhi lucidi, il secondo mandato di Masci. «Questa è la vittoria della città che ha detto sì alle opere che abbiamo già avviato, una Pescara moderna e dallo spirito garibaldino. La città del sì, del fare e del coraggio: i pescaresi», dice il sindaco vincente al primo turno con il 50,95% contro il 34,24 di Carlo Costantini del centrosinistra, «hanno deciso e su questa linea continueremo per far diventare Pescara ancora più bella, più accogliente e più grande».
Durante la campagna elettorale, gli sfidanti di Masci hanno parlato di Pescara come una città sporca, puzzolente e per niente accogliente: «Quando sentivo dire queste cose mi dispiaceva da cittadino», dice Masci, il sindaco della Bandiera Blu da 4 anni. «E poi», continua, «mi feriva quando dicevano che sono prepotente e arrogante: io ascolto e decido solo per il bene della città».
Masci, presenza fissa in politica dal 1994, inanella la seconda vittoria di fila al primo turno: nel 2019 aveva vinto con il 51,33% contro Marinella Sclocco, stavolta batte Costantini con un distacco del 16%. «Vincere la prima volta può succedere», dice il sindaco, «vincere così, la seconda volta, significa che abbiamo fatto bene. I pescaresi hanno fatto una scelta chiara verso una città sempre più internazionale e noi ci siamo e ci saremo sempre».
Masci avrebbe voluto inaugurare almeno tre opere prima delle elezioni ma non ha fatto in tempo: piazza Sacro Cuore, corso Umberto e il waterfront nella zona della Madonnina. «Non toglierò le scarpe da tennis fino a quando non avrò controllato l’ultimo cantiere», promette Masci, «Pescara merita questo impegno. Mai fatto un giorno di ferie in cinque anni».
E se i pescaresi hanno deciso sulla base dei progetti, Masci adesso ha il via libera al parco centrale nell’area di risulta con un parcheggio a silos e con il palazzo della Regione Abruzzo, biblioteca e auditorium; alla filovia lungo la strada parco; ai due palazzi da 56 appartamenti al posto del Ferro di cavallo abbattuto a Rancitelli. «Non vedo l’ora di salire sul primo filobus», gli fa eco Marsilio, «di inaugurare gli alloggi all’ex Ferro di cavallo, di vedere il parco e la sede unica della Regione nell’area di risulta. Loro hanno detto no a tutto questo, noi andremo avanti: lavoreremo per dare a Pescara tutta la visibilità che merita». E Marsilio sottolinea: «Era molto importante che Masci potesse continuare il suo lavoro. Rischiare di ritrovarci, nei prossimi anni, con la Regione che investe verso una strada e la città di Pescara che fa boicottaggio o resistenza puntando su altro, avrebbe rischiato di provocare uno stallo e anche una perdita di finanziamenti e opportunità».
E Masci ringrazia con la voce rotta dall’emozione: «Grazie a tutti coloro che sono stati con me, per 5 anni, in consiglio comunale e in giunta: insieme abbiamo protetto e rilanciato Pescara. Grazie ai candidati: non è stata una campagna elettorale semplice perché ci sono state anche accuse personali; grazie ai partiti, grazie a Lorenzo Sospiri, l’artefice della vittoria; grazie agli amici di sempre che ci sono stati anche quando sembrava che tutto stesse crollando; grazie ai miei figli che hanno portato un valore aggiunto, cioè quell’umanità che a volte manca alla politica». Si commuove il sindaco: «La vita non è sempre facile», dice. Da fuori può sembrare che lo sia, ma non è così. «E allora io voglio essere un aiuto per tutti», promette Masci che incrocia lo sguardo di Michele Russo, lo stratega della campagna elettorale, e fa: «Trent’anni fa fu proprio Russo a dirmi “guarda che il sindaco Carlo Pace ti ha scelto come assessore”. Ero un giovane avvocato». Adesso, invece, Masci sarà l’ultimo sindaco di Pescara prima della fusione con Montesilvano e Spoltore in programma nel 2027. A patto che, fra due anni e mezzo, l’unione ci sarà.

