Masci: «Ho pianto per la pineta bruciata»

Esulta il sindaco dopo la perizia che lo scagiona: sempre agito secondo la legge per curare la riserva
PESCARA. «Quel giorno ero lì di fronte alla pineta che prendeva fuoco e ho pianto come sindaco e come pescarese: ho fatto tutto quanto previsto da leggi e regolamenti per curare la riserva e cercare di salvarla da quell’incendio incontenibile, insieme a tantissimi cittadini, ma la natura scatenata era più forte di tutti noi». A circa due anni e mezzo dall’incendio che distrusse una porzione della Pineta dannunziana, il sindaco Carlo Masci commenta così i risultati della perizia voluta dal gup Fabrizio Cingolani per chiarire la cause che portarono al disastro ambientale del 1° agosto 2021. La relazione tecnica depositata nel corso dell’udienza scagiona il primo cittadino e il Comune da ogni accusa, mettendo in luce le «evidenti responsabilità» da parte di Rete ferroviaria italiana e della società Ferrone Pietro & C. che si è occupata della manutenzione.
«Dopo due anni e mezzo ritrovo la mia tranquillità», spiega Masci, «perché da un lato sapevo di avere operato nel rispetto della legge, ma dall’altro ho dovuto sopportare il peso personale, familiare e amministrativo dell’indagine giudiziaria. Un peso che si somma con il dolore atroce per la pineta distrutta dalle fiamme. I soliti odiatori, sempre pronti a dare la colpa al sindaco qualunque cosa succeda, hanno cercato di coinvolgermi e sporcarmi sporgendo denunce violente, infondate, piene di falsità. Ma queste denunce incidono sulla vita delle persone, oltre a creare malumori nella cittadinanza. Dopo tutto questo tempo siamo arrivati a una risposta che già conoscevamo dall’inizio, e cioè che sia io come sindaco sia il Comune non abbiamo alcuna responsabilità per il rogo della pineta, ma abbiamo fatto tutto ciò che era previsto da leggi e regolamenti. Ora giustizia è fatta, ma ora c’è bisogno di aprire una riflessione generale su questo tema».
L’abbattimento e la rimozione di tutte le piante morte nell’incendio della Riserva è in corso. I lavori sono partiti a dicembre dal comparto 5, tra strada della Bonifica e il nuovo tracciato di via Pantini. Il cronoprogramma prevede di completare il cantiere a maggio. In totale sono disponibili 1 milione e 200mila che serviranno anche per rifare la recinzione in via Pantini e la casetta dei pensionati, l’eliminazione di una parte di via della Bonifica per riunire i comparti 4 e 5, il cui progetto esecutivo è in consegna in questi giorni, e il centro di aggregazione nell’area del laghetto. «Il processo di rinascita è partito», rimarca Masci, «non abbiamo perso neanche un giorno perché teniamo al verde della città. Spesso ci criticano dicendo che per due anni non abbiamo fatto nulla, ma si tratta di una falsità. I tempi della natura non sono quelli che immaginiamo noi. I massimi esperti di rigenerazione e forestazione urbana in Italia, agronomi, soprintendenza e docenti universitari ci hanno suggerito di attendere due stagioni vegetative per permettere la rinascita naturale della Pineta a partire dalle pigne bruciate. E così abbiamo fatto». L’impresa è al lavoro per pulire il terreno ed eliminare gli alberi morti. «Sono attività delicatissime», prosegue ancora il sindaco, «perché ci sono le piantine che stanno rinascendo e c’è bisogno di prestare un’attenzione chirurgica, non è un lavoro che si fa con le ruspe. Tra qualche mese sapremo quanti pini sono rinati e se dovesse esserci bisogno di integrarli con specie dalle stesse caratteristiche genetiche lo faremo, seguendo sempre le indicazioni degli esperti. È un processo impegnativo che stiamo seguendo passo dopo passo, diverso dalla pineta nord dove la forestale sta introducendo e rinfoltendo con pini già grandi perché non è una riserva come la Pineta D’Avalos». (y.g.)

