Masci: «Il campus universitario rappresenta il futuro della città»

17 Gennaio 2021

Riceviamo e pubblichiamo un intervento del sindaco Carlo Masci in cui illustra i suoi progetti per la città del futuro.Pescara va immaginata, non può essere fermata nel tempo: non è uno scatto...

Riceviamo e pubblichiamo un intervento del sindaco Carlo Masci in cui illustra i suoi progetti per la città del futuro.
Pescara va immaginata, non può essere fermata nel tempo: non è uno scatto fotografico che fissa l’attimo, ma un video che scorre verso il futuro. Dobbiamo avere la forza di immaginare Pescara come sarà e non accontentarci di com’è. La modernità pulsa nelle vene di questa città, destinata a essere sempre giovane perché nel suo Dna c’è il gene del perenne slancio verso il domani.
Chi la volle far nascere nel 1927, come Gabriele d’Annunzio, guardava in grande e oltre i confini del presente. I suoi abitanti hanno saputo raccogliere ogni sfida, dalla fusione alla ricostruzione, vincendola con spirito pionieristico, di intraprendenza e di coraggio nelle proprie risorse.
Non sono passati neppure cento anni dall’unificazione tra le realtà divise dal fiume e da due province, che già un’altra opportunità si profila all’orizzonte. Quella di diventare una città più grande, non solo per i numeri, ma anche per le sue qualità. Tre realtà amministrativamente diverse possono fondersi in un unico spazio di vita, senza perdere l’identità.
Quando vennero disegnati i confini di Pescara, stretti sulla costa e compressi dalla zona collinare, non si poteva immaginare il suo potere attrattivo che ne ha fatto la quattordicesima città per densità abitativa, con 120.000 residenti e un intenso interscambio. Il suo sviluppo verticale ha solo in parte compensato la necessità di estensione orizzontale che può assicurarle la qualità della vita, i punti di aggregazione, gli spazi verdi e tutto ciò di cui ha bisogno una città moderna e funzionale.
Proviamo a immaginare già adesso come sarà la Pescara del futuro, perché è adesso che dobbiamo fare tutte le mosse giuste per disegnarla trasformando le idee in progetti e i progetti in opere. La buona politica deve fare questo e noi vogliamo far crescere la città portando i sogni sul piano concreto dell’operatività. Sognare in grande significa voler bene a Pescara, perché si è capaci di intravedere tutte le sue potenzialità finora inespresse e impegnarsi per farle emergere e valorizzarle.
Il Recovery plan è un’occasione storica per far convergere le risorse economiche, le procedure amministrative, i modelli e le visioni del XXI secolo, armonizzando il rispetto della tradizione e la spinta propulsiva verso l’innovazione. Non possiamo permetterci di mancare un appuntamento irripetibile e nessuno può chiamarsi fuori: classe politica, forze imprenditoriali, portatori d’interessi, rappresentanti delle categorie economiche e sociali, mondo della scuola, della cultura, dell’università e dello sport e quello dei giovani, ai quali dobbiamo un investimento su di loro e sul loro futuro. Le linee d’azione della transizione sono tre e sono concentriche: digitale, ambientale, civica.
Abbiamo cominciato a immaginare un nuovo volto che passasse dalla rimozione delle disarmonie che deturpano Pescara e ne condizionano lo sviluppo: non solo l’ex Enaip, il Ferro di cavallo, il Treno di via Lago di Borgiano, i Palazzi Clerico su cui siamo già in azione, ma occorre ampliare lo sguardo su altri detrattori ambientali come il carcere di San Donato, il cementificio, il depuratore, all’epoca pensati lontani dalla città.
È il momento di riportare queste realtà nell’originaria filosofia urbanistica, ovvero in siti non antropizzati, recuperando spazi di vita e di qualità ambientale. Pescara cambierà volto. La sua impronta per il futuro e il suo marchio urbanistico saranno legati alle aree di risulta. Il cuore della città ricomincerà a pulsare nel segno della socialità, della bellezza e della modernità efficiente. Ci stiamo lavorando e non dovremo aspettare ancora molto per vederne i frutti.
E proprio il comparto ferroviario ispira un sogno che oggi è realizzabile, così come qualche decennio fa si spezzò la cicatrice del tracciato che divideva in due Pescara. Dobbiamo avere la forza fantastica di vedere addirittura oltre il muraglione della sopraelevazione. Non ce lo chiede solo l’epoca di trasformazioni che stiamo vivendo, ma ci spinge a guardare avanti il nuovo piano delle Ferrovie: Pescara diventerà inevitabilmente uno snodo fondamentale lungo l’asse nord-sud ed est-ovest, e nei prossimi anni lo Stato investirà oltre sei miliardi di euro sulla linea Roma/Pescara.
È questo il momento di prevedere e far realizzare l’interramento dei binari nell’area urbana di Pescara e della stazione centrale. In altre città opere simili sono state portate a compimento, adesso oltre alle tecnologie ci sono tutte le condizioni per farlo anche da noi.
Pescara dovrà recitare un ruolo da protagonista sui tavoli in cui si prendono le decisioni su trasporti, mobilità, infrastrutture e logistica, avendo le idee chiare e conoscendo come portarle in esecutività. Un grande porto passeggeri è nella lista delle priorità e se ne stanno ponendo le premesse operative. L’aeroporto dovrà crescere in importanza e nei numeri, investendo sulla centralità della città anche recuperando al suo interno gli spazi militari dismessi, riorganizzandoli eventualmente come hub del centro-Italia per attrarre le multinazionali della distribuzione delle merci.
L’università è parte integrante della nostra realtà sociale. È naturale e logico che debba espandersi conquistando gli spazi che ne facciano un’importante cittadella del sapere, aperta e inclusiva, inglobando la contigua caserma dei vigili del fuoco, guardando all’ex caserma Di Cocco e al grande parco alle sue spalle. Pescara non può fare a meno di un campus adeguato alle sue aspirazioni e al suo ruolo di città universitaria del Terzo millennio. La cultura non è un accessorio della società, è piuttosto un suo carattere primario. Senza cultura non abbiamo identità.
Gli spazi culturali esistenti dovranno essere riqualificati, ottimizzati e messi a sistema per un’offerta turistica di qualità che punti sui nostri giganti del pensiero Gabriele d’Annunzio ed Ennio Flaiano. L’energia viva e già operativa del mecenatismo consente di legare nomi, esperienze e passioni alla storia di Pescara. Per fare tutto questo occorre avere il coraggio di osare e di vedere oltre l’immediato, dando nuova forza e nuova energia al riconosciuto spirito imprenditoriale dei pescaresi, creando nello stesso tempo una rete di protezione economica e mettendo in moto un piano di rilancio per le attività commerciali che da sempre hanno rappresentato la ricchezza della città.
Una città più ricca è anche una città più solidale, che corre verso il futuro senza lasciare indietro nessuno, che tende la mano per aiutare i più deboli, che si estende in un abbraccio verso le fasce della marginalità e del disagio.
La città che vuole primeggiare è quella che immagina in grande, ma che pensa anche alle piccole e pressanti necessità quotidiane degli ultimi. È la Pescara che vogliamo e che stiamo facendo crescere.
* sindaco di Pescara