Mascia cittadino onorario di Gardone come D’Annunzio

17 Luglio 2021

Lunedì il conferimento all’ex sindaco e attuale assessore «Sono lusingato, una gioia infinita. Quel posto è casa mia»

PESCARA. Quando ha ricevuto la telefonata di Andrea Cipani, sindaco di Gardone Riviera, Luigi Albore Mascia quasi non riusciva a crederci. «Ma siete sicuri?» ha detto nei mesi scorsi al primo cittadino che gli annunciava di aver avviato l’iter per conferirgli la cittadinanza onoraria. Ora ci siamo. L’ex sindaco di Pescara, oggi assessore comunale, riceverà il riconoscimento lunedì mattina, proprio a Gardone Riviera, dove arriverà accompagnato dal sindaco di Pescara Carlo Masci. «Sono onoratissimo e per me è una gioia infinita», dice entusiasta, e non è difficile credergli visto che fino ad ora solo un pescarese ha ricevuto la cittadinanza onoraria a Gardone Riviera, ed è stato Gabriele d’Annunzio. Guardando alla storia degli ultimi anni, emergono i segni tangibili della vicinanza di Albore Mascia al comune dove d’Annunzio trascorse l’ultima parte della sua vita: un rapporto, quello tra Pescara e la sponda bresciana del lago di Garda, che ha radici lontane. Il primo passo - con Albore Mascia sindaco - risale al 2011 con l’intitolazione di una strada, nelle vicinanze del Vittoriale, che divenne via Pescara. Poi, nel 2012, nel capoluogo adriatico, la piazza davanti all’Aurum fu battezzata largo Gardone Riviera. E ancora, a marzo 2013, nella piazzetta Dalmata del Vittoriale, fu scoperta una targa in marmo, altra testimonianza del legame tra i due centri.
«Quando ho saputo che stavano avviando l’iter per la cittadinanza onoraria mi sono emozionato e commosso, perché è una cosa sorprendente. E credo che mi commuoverò di nuovo lunedì», dice Albore Mascia. Guardando indietro dice di aver «voluto rilanciare l’immagine di Pescara, dal punto di vista culturale e turistico, attraverso il “marchio” di d’Annunzio, attraverso il legame tra Gabriele e la città, lavorandoci dal 2009. In quegli anni ci sono stati tanti eventi, a Pescara e lì, per cui si è creato un rapporto stretto con quel Comune e con Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Il Vittoriale». Col tempo è arrivata «l’amicizia, con il sindaco e con Guerri, che ha celebrato il mio matrimonio con Letizia Lizza, e anche il matrimonio tra me e d’Annunzio. E quando ho smesso di essere sindaco ovviamente non si è interrotto tutto. Ci sono tornato una quindicina di volte, non solo di mia iniziativa ma anche rispondendo ai loro inviti, partecipando a degli eventi con il Comune di Pescara e la Regione. Ogni volta ho visitato la casa di d’Annunzio, avendo Guerri come guida di eccezione, e non c’è mai stata una volta che mi sia apparsa come la precedente». Quello di Guerri è stato ed è un ruolo strategico perché «è artefice del rilancio» del Vittoriale «e credo che sia un po’ il notaio di questa cosa», cioè della cittadinanza onoraria.
Gardone vuol dire casa, per Albore Mascia. «In quei luoghi mi sono sentito a mio agio, anche per il calore umano del sindaco e del suo vice, Giampiero Seresina, e credo che quello tra il Vittoriale e Gardone sia un binomio naturale, un unicum straordinario. Quel posto, con la meravigliosa passeggiata che va dal lago alla parte alta, costituisce la cornice stupenda del quadro meraviglioso che è il Vittoriale». Il complesso eretto da d’Annunzio «è un luogo unico al mondo dove ogni oggetto trasuda Gabriele» mentre a Gardone, «dove ogni dettaglio è curato, si respira aria di riposo, di festa».
E ora? «Credo che l’evento di lunedì rafforzi l’amicizia tra le due città. E da quel momento mi sentirò un po’ come un diplomatico, un ambasciatore sia di Pescara sia di Gardone». Con il Festival della Rivoluzione, poi, qui si riprende un ragionamento importante, «con Lorenzo Sospiri, Marco Marsilio e Masci, e credo che si siano riallacciati i fili, un po’ interrotti dalla precedente amministrazione». Albore Mascia porterà con sé un «regalo istituzionale», per sindaco, giunta, consiglieri e Guerri, e cioè «una riproduzione in scala (opera di uno studio di architettura) di casa d’Annunzio, dipinta a mano, in serie. Con la cornucopia e il motto “Io ho quel che ho donato”, concetto sublime ma anche sintesi perfetta di quel che accadrà lunedì».