Mascia, Piero... vita da postino ai tempi del coronavirus

27 Aprile 2020

I portalettere: tanti pacchi, poche multe e zero atti giudiziari E adesso basta suonare e ci ritroviamo gli utenti al portone

PESCARA. Il postino non suona più due volte. Basta una sola scampanellata. Perché tanto «in un attimo ci ritroviamo gli utenti per strada, felici del nostro arrivo. Siamo un po’ la scusa per prendere una boccata d'aria, per scambiare due rapide chiacchiere, per avere compagnia anche per pochi istanti».
Così la raccontano due operatori delle Poste, Mascia Di Nizio, 42 anni, originaria di Sambuceto e Piero Zitelli, rosetano di 50 anni, rispettivamente in servizio a Pescara e Francavilla. Al mattino si incontrano con i colleghi del Centro Poste di via Volta, diretto da Giovanni Di Pasqua, caricano la mole di pacchi e poche lettere sui mezzi e via, a sfrecciare lungo le strade cittadine. Il turno è di sette ore, col freddo, il caldo, la neve, la pioggia.
Ma la vita dei postini, come rivelano, sembra essere, paradossalmente, più facile ai tempi del coronavirus. In questo periodo, i portalettere consegnano soprattutto pacchi, stracolmi di ogni genere di prodotti, «dai giochi erotici alle cioccolate, persino fiori finti», raccontano. Stare chiusi in casa spinge agli acquisti online e vedersi recapitare l'ordine dà gioia. Anche se arriva da se stessi il regalo che i postini lasciano sull'uscio per rispettare le distanze di sicurezze imposte dalla pandemia. Muniti di guanti, mascherine e gel disinfettante, girano la città in bici, in auto e moto per consegnare la posta. Tutto come sempre. Se non fosse che la solitudine della clausura renda più vulnerabili soprattutto gli anziani «che sentono il bisogno di avere compagnia», racconta col sorriso Mascia Di Nizio, che gira il quartiere Porta Nuova in sella al suo scooter, «ormai li conosciamo quasi uno per uno e sappiamo riconoscere anche la loro tristezza. Prima della pandemia ci chiedevano di leggere le loro lettere del cuore, i telegrammi per condividere le loro emozioni, ci offrivano caffè e biscottini, qualcuno mi chiedeva di portargli la spesa. Oggi che non possiamo avvicinarci alle persone, nè entrare nelle abitazioni, ci aspettano sul balcone e quando arriviamo è una festa. Non vedono l'ora di scendere sotto casa per ritirare la posta, in questo periodo poche multe, niente atti giudiziari, soprattutto pacchi che lasciamo accanto ai portoni prima di andar via. Ci chiamano per nome da lontano e ci dicono: siete i nostri eroi. La loro riconoscenza ci fa bene all'animo. Questa emergenza ci fa riscoprire il grande cuore di un popolo sempre pronto al sacrificio». Di Nizio, madre di Massimo e Alessandro, 11 e 7 anni, era cassiera di grandi catene di supermercati prima di entrare alle Poste nel 2001. In un market pescarese lavora il marito, Antonio Cilli, annota la postina che confida: «Tanta è la paura di riportare a casa il virus, che ogni sera mio marito si spoglia sul pianerottolo prima di rientrare e io giro con gli igienizzanti in borsa». Racconta Piero Zitelli, che ogni giorno, da 11 anni, arriva a Francavilla da Roseto. Venticinque minuti in treno «completamente solo nella carrozza vuota». Zitelli riempie il portapacchi del motorino e comincia il giro in città. «Prima del coronavirus suonavamo ai campanelli e non rispondeva nessuno. Facevamo fatica a far scendere l'utenza per firmare una raccomandata o a ritirare i pacchi. Adesso facciamo fatica a trattenerli in casa. Appena ci vedono sono già in strada. Vogliono uscire tutti, anche per cose per le quali prima non era necessario. Gli anziani fanno tenerezza, cercano compagnia al punto che pur di non farci andare via ci dicono: ora preparo un caffè e glielo porto di sotto. Il caso più eclatante riguarda un signore che con la raccomandata appena arrivata, si è raccomandato di non citofonare e di lasciargli l’avviso per andare a ritirarla in ufficio postale. Così avrebbe avuto “la scusa” per uscire e magari fare anche un po’ di fila alle Poste. Cosa consegnamo?Di tutto. Sex toys, scorte di cioccolata, fiori finti e matterelli. La gente acquista online e poi si fa la sorpresa ricevendo il pacco regalo». E Zitelli conclude con una proposta: «L'istituzione di un giorno della memoria per non dimenticare mai questo disastro che ha cambiato le nostre vite».
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