Matteo è già stato sepolto: la madre lo riavrà tra 5 anni

6 Marzo 2016

Neppure un funerale per il 21enne ucciso martedì scorso con 3 colpi di pistola

POPOLI. L'hanno seppellito nel cimitero del Barrio Los Jardines nel comune di Diego Ibarra in Venezuela, senza ascoltare il volere dei familiari. Si tratta delle spoglie di Matteo Di Francescoantonio 21 enne di Popoli, assassinato con tra colpi d'arma da fuoco nello Stato sudamericano.

Una decisione che le autorità locali hanno preso nonostante il disperato appello di Julitza D'Amato Carbona, madre del giovane popolese.

La donna ha tentato in tutti i modi di riottenere la salma e riportarla nel cimitero di Popoli, dove c'è la dimora del padre del ragazzo. Ma per le autorità del Venezuela, il corpo del giovane non poteva essere cremato in quanto il caso è ancora aperto, e non poteva neanche essere imbalsamato, perché sarebbero passati troppi giorni dalla morte.

Uno stato di avanzamento della consunzione dei tessuti che sarebbe stato riscontrato anche da un'équipe, di un'agenzia diversa da quella governativa, inviata per fare luce sui fatti dal console italiano di Caracas Carmen Taschini. Ora la famiglia dovrà attendere 5 anni prima di poter riprendere quel corpo e trasferirlo in Italia. Un duro colpo che aggiunge altro dolore per una morte assurda.

Inoltre, per il popolese, non è stato possibile utilizzare le celle frigorifere per conservarne il corpo così come solitamente si fa nei casi di omicidio. Infatti, nello Stato sudamericano sono poche le celle frigorifero che funzionano ancora a causa della crisi di corrente, mentre quelle che ancora sono in servizio, stando a fonti locali, sono occupate da più cadaveri.

Insomma, per Matteo Di Francescoantonio non c'è stata altra alternativa che deporlo nella nuda terra. Sul corpo del giovane, dopo un primo esame esterno del cadavere, è stata eseguita l'autopsia. I risultati degli esami dovrebbero essere consegnati alla famiglia nei primi giorni della prossima settimana.

Proprio l'indagine dovrebbe fornire dettagli fondamentali per capire qualcosa in più sulla dinamica dell'omicidio. Di particolare importanza, oltre al tipo di arma da fuoco utilizzata, resta da sapere se i tre colpi, lo abbiano raggiunto mentre era di schiena o se il ragazza si trovasse di fronte ai suoi assassini.

Una differenza in grado di spiegare se il giovane stava fuggendo da inseguitori o se sia stato freddato da qualcuno che lo ha prima fermato e poi ucciso. Al momento sono diverse le ipotesi avanzate sulla morte del 21enne, ma stando al racconto dell'amico che era con lui, sarebbe da escludere il motivo passionale.

Infatti, i due sono usciti da casa dell'italiano, intorno alle 21 della sera di mercoledì. Sulla via del ritorno sono stati inseguiti e per il giovane abruzzese, divisosi dall'amico per fuggire, non c'è stato niente da fare. Gli hanno sparato tre volte da distanza ravvicinata, lasciandolo vicino alla barriera di una strada che collega Maracay a Valencia.

Per questo diventa fondamentale capire se effettivamente correva quando lo hanno ammazzato. Inoltre, Matteo Di Francesconatonio potrebbe anche essere rimasto vittima dei modi spicci spesso utilizzati dalla polizia in Venezuela.

La zona dove è stato ritrovato il cadavere del giovane abruzzese è infatti, molto pericolosa e spesso teatro di rapine, furti e sparatorie messe a segno da gang ai danni di polizia e automobilisti in transito sulla strada Maracay-Valencia Di fatto, però, l'omicidio di Matteo Di Francescoantonio è il secondo nel giro di pochi giorni toccato a due giovani abruzzesi. Il primo, Dino Rubens Tomassilli, originario di Pratola Peligna è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa durante una rapina a Maracay città a una manciata di chilometri da Diego Ibarra.

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