Maturità: Calvino, chi è costui? I telefonini “catturano” i ragazzi di Pescara

Al classico e al da Vinci nessuno ha scelto lo scrittore: «Ma nessuno di noi lo ha studiato quest’anno» «Il cellulare? Invenzione positiva, ma è meglio una chiacchierata di persona». Oggi la seconda prova
PESCARA. Calvino sconfitto da cellulari e tecnologia. Ma questa volta non c’entra la nomofobia, l’attaccamento smodato alla connettività, di cui per alcuni non si può fare più a meno. Se gli studenti di terza liceo del classico d’Annunzio e del quinto scientifico del da Vinci hanno scelto, per l’esame di Stato, del quale ieri si è svolta la prima prova, per lo più la traccia del saggio scientifico al posto dell’analisi di una frase tratta dal romanzo resistenziale “ Il sentiero dei nidi di ragno”, è perché lo scrittore a scuola non è stato neppure studiato.
In coro, infatti, gli studenti pescaresi sia al classico sia allo scientifico, affermano di essere «arrivati a Saba», riferendosi al poeta friulano. Nella terza H, ad esempio, Andrea Noja, Olga di Silvestre e Giulia Fusco si sono divise sul saggio breve tra quello scientifico-tecnologico nella comunicazione e quello letterario come esperienza di vita, mentre Luca Vannucci, della stessa classe, ha scelto la traccia C, per l’analisi del testo, riferita a un ufficiale regio condannato a morte successivamente all’8 settembre 1943, quindi durante il periodo della Resistenza. E pur di rimanere nell’àmbito della letteratura, evidentemente Fusco, che ha svolto il saggio breve letterario, ha scritto, fa notare, di «Flaubert, Dante e Euripide».
Chi si è dedicata invece alle comunicazioni di massa sono state Noja e Di Silvestre, oltre a Marina Marchionne (terza H), dividendosi sull’interpretazione. «Il telefono cellulare», ha sostenuto la prima, «è stata un’invenzione positiva. Ma andrebbe utilizzato in maniera più consapevole. Una chiacchierata con un’amica è sempre preferibile»; mentre per la seconda «la responsabilità non è mai del mezzo, ma dell’uso che se ne fa». Vannucci, che dichiara di aver letto Calvino «per diletto personale», e non per via dei programmi scolastici, ha invece incentrato il suo esame sul pensiero di Cesare Pavese, spiegando come «Risorgimento e Resistenza siano sinonimi di libertà e di unità dei popoli».
Chi invece ieri Calvino l’ha affrontato è stato Alessandro Macera, della terza B. «L’ho letto personalmente», rimarca Macera, che da grande vorrebbe diventare medico o ingegnere, il quale la traccia sull’analisi del testo l’ha snodata sviscerando «la crisi dell'individuo, anche attraverso Svevo».
Zero Calvino tra gli intervistati anche allo scientifico da Vinci, nel quale Carlo Catena della quinta F e Umberto D’Archivio della quinta C hanno scritto sul saggio tecnologico, Francesco Bosco, della quinta F, sul saggio beve relativo al Mediterraneo, e Federico D’Incecco, della quinta C, sulle sfide del XXI secolo. «La comunicazione ha cambiato l’uomo», ha sottolineato Catena. «Essa ha azzerato i limiti di spazio e tempo», ha aggiunto, «ma ha anche danneggiato l’umanità, poiché c’è meno interazione personale. A volte, pur di non parlare, si finge di telefonare». Bosco, che ha aspirazioni da giornalista, nella sua prova scritta ha comparato «il Mediterraneo antico, quello del periodo d’oro, con quello attuale dell’Unione europea, ossia quello che respinge i migranti». D’Incecco in particolare si è soffermato, nel suo scritto socio-economico, «sulla mercificazione della persona nella società borghese, nella quale le persone», ha osservato, «sono considerate solo come produttrici di ricchezza». E se D’Incecco ha citato Marx, D’Archivio s’è rifatto a Hegel: «Nella tecnologia, attraverso la dicotomia servo-padrone, l’uomo, da padrone, è diventato servo».
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