Mediamuseum, un’ala in vendita Si riapre lo scontro Tiboni-Masci

25 Ottobre 2022

Il Comune vuole dismettere una parte inutilizzata dell’edificio a 2,8 milioni, domani il voto in consiglio La presidente dell’istituzione culturale: «In ballo il progetto di recupero». Il sindaco: «Il restauro si farà»

PESCARA. «Spiazzata». Così si definisce Carla Tiboni, presidente della Fondazione Edoardo Tiboni di fronte alla notizia della decisione del Comune di mettere in vendita l’ala est del Mediamuseum. L’area, attualmente inutilizzata in quanto inagibile, appare nell’elenco del secondo aggiornamento del Piano delle alienazioni 2022, che domani verrà discusso in consiglio comunale. Al numero 22 della lista appare la “Porzione di fabbricato piazza E. Alessandrini” per un valore di 2 milioni 834mila euro. «Ho appreso casualmente di questa decisione», afferma Carla Tiboni, «che mi ha particolarmente sorpresa. Il Mediamuesum sarà oggetto di un progetto di riqualificazione attraverso un finanziamento del Pnrr. Se la delibera consiliare venisse approvata, quel progetto subirebbe un ridimensionamento che non era negli accordi intercorsi tra la Fondazione Tiboni e il Comune», accusa la presidente. «È stato sempre detto che il Mediamuseum è la casa naturale dei Premi Internazionali Flaiano e l’avere vinto il bando del ministero dell’Interno, che ha riconosciuto la valenza del progetto predisposto per la struttura e la riqualificazione di piazza Alessandrini, ha consolidato questo aspetto non più ignorabile per importanza culturale».
Il progetto prevede la riqualificazione urbana della piazza, il rifacimento della facciata dell’ex tribunale che dal 2006 ospita il Mediamuseum, e la realizzazione del Moc - Museo Officina del Cinema Ennio Flaiano, ovvero un luogo dove conoscere la storia del cinema italiano e il genio di Ennio Flaiano e un’officina dove il visitatore si immerge nella magia del cinema, secondo quanto riportato nella lettera d’intenti che a maggio 2021, la presidente Tiboni aveva inviato al Comune per partecipare al bando. Per far diventare il Moc un centro di aggregazione per la città, da vivere al di là della fruizione delle sale e dei corsi, oltre agli spazi espositivi si aggiungeva nel progetto la realizzazione di una caffetteria e un book shop, da collocare nell’ala est. «Nella lettera d’intenti era previsto anche questo», aggiunge Tiboni, «e quindi non riesco a comprendere la proposta della giunta. Ciò che metto in discussione non sono le scelte dell’amministrazione, di cui prendo atto, ma la mancanza, ancora una volta di condivisione. Il Mediamuseum, in tutti questi anni, ha dimostrato la qualità della propria offerta culturale e il progetto di oggi è di dotare la città di uno spazio polifunzionale in grado di riconnettere il territorio e divenire centro di aggregazione per la città; ciò è quanto mai necessario, considerato lo stato di abbandono in cui versa la piazza. Oggi, senza coinvolgere la Fondazione, il Comune decide di dare un volto differente all’immobile». Il progetto è praticamente pronto. Per la rivalorizzazione interna, la fondazione si è affidata alla musealista Francesca Villanti, curatrice solo per citare una mostra, dell’esposizione di Van Gogh a Roma.
Dal sindaco Carlo Masci arriva subito il chiarimento: «Questo non cambia nulla ai fini del progetto per la riqualificazione del Mediamusem. Quella parte di immobile non è utilizzata e anzi è abbandonata e nel degrado. Se c’è una possibilità di risanarla va perseguita». La chance per il sindaco potrebbe arrivare dall’Archivio di Stato: «C’è un’ipotesi di utilizzo dell’ala est da parte di un’istituzione culturale importante del territorio», annuncia Masci. «Per provare a concretizzare questa possibilità c’è la necessità di inserire la porzione dell’edificio all’interno del piano delle alienazioni. Quello è un edificio comunale ed è l’amministrazione che decide come utilizzarlo per bisogni legati alla città. Le risorse che sono state reperite riguardano la piazza e il Mediamuseum, e non quella parte, quindi ogni polemica lascia il tempo che trova».