Medici, c’è lo stato di agitazione «Noi in prima linea, più tutele»

11 Settembre 2024

Il segretario regionale Fimmg: «Subito un comitato per dialogare direttamente con la Regione» Tra le priorità, le indennità che i professionisti della continuità assistenziale rischiano di restituire

PESCARA. Le proteste dei medici della continuità assistenziale (guardia medica) che rischiano di dover restituire al mittente le somme delle indennità di rischio, la dilagante violenza fisica e verbale nei confronti del personale medico e infermieristico negli ospedali, la gestione della medicina del territorio, la mancata sostituzione degli organici in pensione, le liste d’attesa che non finiscono mai. Sono alcune delle motivazioni alla base della proclamazione dello stato di agitazione dei medici di medicina generale, da attuare nei prossimi giorni e settimane, che chiedono la costituzione di un comitato regionale per creare un filo diretto con la Regione Abruzzo.
I sindacati Fimmg, Snami e Smi, oggi alle 10 terranno una conferenza stampa nella sala Favetta del museo delle Genti per «annunciare una serie di scioperi, illustrarne le motivazioni e rappresentare le criticità in cui si trova ad operare la nostra categoria nella regione Abruzzo».
Un elenco di problematiche che comincia con i malumori dei medici della continuità assistenziale «che protestano», spiega Mauro Petrucci, segretario regionale di Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) «perché rischiano di dover restituire alla Regione le somme delle indennità di rischio che secondo alcune norme interpretative non dovevano essere prese. Somme che possono variare da poche centinaia di euro fino a 30-40mila euro. Somme che si raddoppiano se i medici sono marito e moglie ed è ovvio che la situazione si presenta insostenibile».
In questa condizione si trovano «oltre un centinaio di medici in tutta la regione», precisa Petrucci che punta i riflettori sulla «gestione della medicina del territorio e delle aree interne» le cui modalità non sono più quelle di un tempo. «È cambiato il modo di fare medicina con gruppi di professionisti che si mettono insieme e devono avere il supporto del personale per sbrigare le tante pratiche burocratiche di cui siamo carichi. Per non parlare del braccio di ferro con i pazienti che arrivano e chiedono loro la medicina che vogliono», e la difficoltà di arrivare a una mediazione tra medico e paziente. Le ultime aggressioni al personale infermieristico nel Foggiano, ma nel recente passato scontri fisici e verbali anche all’ospedale di Pescara, sono un altro spunto di riflessione alla base dei prossimi scioperi dei medici. «Con le minacce verbali e fisiche purtroppo abbiamo fatto il callo», afferma il segretario regionale Fimmg, «i medici minacciati sono ormai diventati una abitudine e quasi non ci facciamo più caso», se non fosse per la violenza gratuita da parte dei pazienti che finisce spesso sulle cronache nazionali. Liste d’attesa e Cup: «Siamo diventati il front office tra paziente e sistema sanitario e quando questo non funziona, la colpa è del medico e il paziente scarica su di noi le sue tensioni». Allora che fare? «Abbiamo chiesto la costituzione di un comitato regionale per relazionarci direttamente con il presidente Marco Marsilio» per ristabilire «una catena di comando tra istituzioni e sanità che negli ultimi tempi sembra essere slegata», conclude Petrucci.