Medici, da noi costa meno specializzarsi

Chieti è la terza migliore piazza d’Italia, alle spalle c’è L’Aquila. I posti disponibili sono 182, per il concorso che si è svolto ieri
L’AQUILA. Si sono svolte ieri le prove scritte per l’accesso alle scuole di specializzazione in medicina. In tutt’Italia i candidati sono 18.773. Al momento le borse finanziate dallo Stato dovrebbero essere 8mila (+30% rispetto al 2018), ma a queste vanno aggiunte le borse direttamente finanziate dalle Regioni (l’anno scorso le Regioni finanziarono 640 borse e altre 94 arrivarono da altri Enti pubblici e privati). La situazione in Abruzzo vede 182 posti disponibili di cui 101 a Chieti e 81 all’Aquila (vedi nel dettaglio la tabella in alto). Intanto il Ministero dell'Università e della ricerca e il Ministero della Salute hanno emanato il decreto di accreditamento delle Scuole di Specializzazione di area medica per il prossimo anno accademico. Negli ultimi due anni numerosi atenei, anche di elevato impatto nazionale, avevano subito sonore bocciature per il mancato raggiungimento di requisiti minimi e indicatori di attività formativa e assistenziale delle scuole. In quest'ultima tornata l'Università dell'Aquila e l'Università "D'Annunzio" di Chieti-Pescara hanno invece incassato una serie di successi. L'organo tecnico interministeriale che ha le competenze per la valutazione delle performance di ogni scuola è l'Osservatorio nazionale per la formazione medico specialistica, di cui è membro anche un abruzzese, il dottor Andrea Fidanza, di Celano, specializzando in Ortopedia e Traumatologia all'Aquila, che il Centro ha intervistato per fare il punto sulla formazione degli specializzandi in Abruzzo.
L'attuale accreditamento ha sancito un sostanziale certificato di eccellenza per la nostra regione?
«C'è stato un grande lavoro ed investimento negli ultimi anni da parte degli atenei abruzzesi per salvare le scuole di specializzazione: investimento su progetti di ricerca, strutture, reclutamento docenti, ampliamento della rete formativa. Il risultato è stato positivo e ripaga gli sforzi fatti, ma c'è ancora molto da fare per certificare un'eccellenza».
Cioè?
«L'attuale procedura di accreditamento non solo permette, ma addirittura invita a creare scuole inter-ateneo qualora singolarmente non raggiungano i requisiti minimi richiesti. In quest'ottica, abbandonando il campanilismo, in Abruzzo si è fatto un lavoro di squadra. Facendo alcuni esempi, per la Pediatria si è candidata solo la D'Annunzio, mentre per l'Urologia solamente L'Aquila, ma gli specializzandi ruoteranno indistintamente tra le due sedi, ampliando la rete formativa».
E gli specializzandi sono soddisfatti dell'offerta?
«All'interno dell'Osservatorio Nazionale abbiamo promosso un questionario di soddisfazione e, anche se i risultati non sono ancora pubblici, mi sento di dire che un quarto delle scuole abruzzesi non raggiunge la sufficienza a giudizio degli specializzandi. Insomma, l'attuale processo di accreditamento ha fatto comunque un grande balzo in avanti in termini di oggettività rispetto agli anni scorsi, ma rimane ancora esclusivamente un mera valutazione della struttura e delle performance assistenziali: nulla viene detto sulla tipologia delle attività teoriche e pratiche, su come debbano essere insegnate e valutate e quale sia la progressione di acquisizione delle competenze. Nessuna riforma del percorso medico post-laurea sarà veramente migliorativa senza questi passaggi».
Arriviamo al dunque. Ieri si è tenuto il sesto concorso a graduatoria nazionale per l'accesso alle scuole di specializzazione, quanto è attraente l'Abruzzo per continuare la propria formazione?
«Sono pochissime le borse andate perse negli anni passati. Tuttavia, non esistendo ancora un core-curricula standardizzato per scuola e con piani formativi accreditati nazionalmente, viviamo di eccellenze gettonate e di scuole che ancora stentano a dimostrare le proprie capacità. La nota di merito è che specializzarsi qui costa meno che nel resto d'Italia: in un report di FederSpecializzandi, Chieti si è piazzata al terzo posto e L'Aquila al quarto, avendo entrambe una retta annuale sotto i 1.200 euro. La nota di demerito è che siamo una delle poche Regioni a non bandire borse con fondi regionali: aritmeticamente qui possono formarsi meno specialisti che nel resto d'Italia».

