Medici di guardia contro la Regione «Legittimi i soldi delle indennità»

3 Agosto 2017

Il sindacato: eccesso di scrupolo dell’assessorato dopo la richiesta di chiarimenti della Corte dei Conti Dalle Asl partono le prime lettere indirizzate ai circa 300 sanitari con la richiesta di recupero delle somme  

PESCARA. Partono dalle Asl le lettere ai medici di guardia con la sospensione delle indennità di rischio e la richiesta di rimborso delle somme già percepite. E la Fimmg abruzzese, il sindacato dei medici di guardia medica e dei medici di famiglia, scende sul piede di guerra. Obiettivo, la delibera della Regione Abruzzo che taglia in autotutela gli stipendi dei medici di guardia (circa 400 euro in meno al mese) e invita le Asl a procedere con il recupero delle somme versate negli anni precedenti (per chi ha svolto dieci anni di servizio il conto è salato: circa 50 mila euro). La Asl di Chieti non ha perso tempo e ha già inviato ai medici una lettera in cui si annuncia il taglio dal prossimo stipendio e l’inizio della procedura di recupero sul pregresso. Ieri, annuncia la Fimmg, le lettere sono partite anche dalla Asl dell’Aquila. Presto seguiranno le altre.
«La Regione, destinataria di una richiesta di chiarimenti da parte della Procura della Corte dei Conti», protesta il sindacato, «ancora prima della pronuncia dei giudici della Corte stessa, rinnegando l’accordo contrattuale sottoscritto nel 2006, ha deciso precipitosamente di stracciarlo e di ridurre i compensi previsti dalla contrattazione collettiva».
L’accordo firmato dalla Regione e dai sindacati prevedeva la corresponsione a favore dei sanitari, della “indennità di rischio”, in considerazione delle condizioni disagevoli in cui i medici sono costretti a lavorare. La sospensione è stata decisa dopo la richiesta di chiarimenti della Corte dei Conti abruzzese, che ha come precedente una sentenza dei giudici contabili su un analogo caso che coinvolge la Regione Campania, dove sono finiti sotto indagine per danno erariale per 13 milioni di euro sette dirigenti regionali e 43 funzionari delle Asl. La Corte campana contesta la corresponsione delle indennità, perché «se non c’è prestazione aggiuntiva le indennità non si possono riconoscere».
«Deve essere chiaro a tutti che di fronte alla richiesta di chiarimenti della Corte dei Conti abruzzese», dice Sandro Campanelli, segretario regionale della Fimmg continuità assistenziale, «la Regione avrebbe dovuto chiarire il contenuto dell’accordo collettivo ai magistrati, e non costituiva certamente “atto dovuto” sospendere l’indennità e recuperare quanto erogato ai medici negli anni. Inoltre, anche nel caso in cui la Regione avesse voluto essere molto prudente», aggiunge Campanelli, «avrebbe potuto sospendere l'indennità di rischio in attesa del pronunciamento della Corte dei Conti, ma mai richiedere quanto precedentemente versato ai medici in assenza di qualunque decisione della Corte».
«I medici di Continuità Assistenziale hanno per anni tappato i buchi alle Asl, lavorando in condizioni disagiatissime», dice Marco Di Clemente, segretario provinciale della Fimmg Continuità assistenziale di Chieti, «in sedi insicure, non adeguate e non a norma, prive delle più elementari dotazioni strutturali e strumentali, con assenza totale di sicurezza (video citofoni, sorveglianza), esposti a denunce di cittadini, per le quali le aziende non li hanno mai supportati. Del resto», aggiunge Di Clemente, «che i medici di guardia medica siano continuamente vittime di aggressioni, spesso molto violente, da parte di tossicodipendenti e malintenzionati di ogni genere è fatto di cronaca quasi quotidiana. Potremmo ricordare quello che è successo con la nevicata di questo inverno con i medici abbandonati sul territorio bloccati dalla neve in sedi inagibili, e l’ufficio territoriale della Asl che avrebbe dovuto coordinare l’emergenza, chiuso. Ed ora si trovano trattati in questo modo, non solo vedendosi mettere in dubbio un diritto acquisito, ma addirittura ricevendo una richiesta di corresponsione arretrati di 10 anni, che rischia di mettere in ginocchio molte famiglie».
«L’attività di indagine è un atto legittimo, ma le conclusioni non potranno che indicare una piena legittimità della corresponsione di queste indennità» dice Maria Grazia Terenzio, segretaria della Fimmg Continuità assistenziale di Pescara. «La Regione ancor prima di giustificare il proprio operato, con leggerezza ha messo in ginocchio centinaia di medici». «L’indennità di rischio è stata concordata per compensare la fatiscenza e l’insicurezza delle sedi, sparse su un territorio vasto, per garantire a tutti i cittadini abruzzesi una assistenza di cui i medici di guardia medica si sono fatti carico svolgendo anche compiti che andavano oltre le competenze previste dall’accordo» conclude Valentino Di Majo segretario Fimmg Ca L’Aquila. La Regione non sembra intenzionata a fare marcia indietro. E per i medici l’unica strada è ricorrere al Tar o al giudice del lavoro.
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