Mense, 2.300 genitori attendono il rimborso della retta di giugno

13 Novembre 2018

In molti hanno pagato in anticipo il servizio poi sospeso Di Pillo (M5S): «Vanno restituiti 74 euro ad ogni famiglia»

PESCARA. Che fine hanno fatto i soldi versati dai genitori nel giugno scorso per pagare in anticipo le mense scolastiche per i propri figli? È questa la domanda che si stanno ponendo tutte quelle famiglie che, per rispettare il regolamento, hanno deciso di versare le rette, non essendo a conoscenza della decisione assunta dal Comune allora di sospendere il servizio, a seguito dei numerosi casi di tossinfezione alimentare registrati tra i bambini dopo aver mangiato nei refettori. Chi non ha pagato allora, ovviamente, non lo dovrà più fare.
Quei soldi, fino ad oggi, non sono stati restituiti. E non si tratta di cifre di poco conto. Secondo una stima del consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Massimiliano Di Pillo, il primo che ha segnalato questa situazione, ogni famiglia dovrebbe ricevere 74 euro. E i genitori da risarcire sarebbero addirittura tra i 2.300 e i 2.500. «Dopo lo scandalo dell’intossicazione alimentare di fine maggio e la chiusura anticipata delle mense scolastiche», afferma Di Pillo, «molti genitori ignari dell’impossibilità che si potesse riprendere il servizio refezione per le indagini in corso, hanno comunque pagato anticipatamente la retta mensile di giugno». «Si tratta», precisa, «di una parte di quei 3.600 genitori, visto che la scuola primaria chiudeva i battenti intorno all’8-9 giugno, mentre la scuola dell’infanzia ha continuato la sua attività didattica fino alla fine di giugno». Ecco, dunque, il calcolo. «Escludendo, quindi, la scuola primaria e quantificando tra i 200 e i 250 alunni per istituto comprensivo, con l’eccezione dei tre più grandi che hanno all’incirca 250-300 alunni dell’infanzia, possiamo ipotizzare una quota che si aggira tra i 2.300 e i 2.500 alunni. Considerando che il singolo pasto per i genitori costa 3,56 euro e moltiplicando questa cifra per i 21 giorni di giugno, si arriva a 74 euro per ogni genitore. Moltiplicando poi per i 2.300 alunni, raggiungiamo quota 171.000 euro».
Il consigliere M5S punta il dito contro il Comune. «In tutto questo, l’amministrazione comunale e l’assessore Giacomo Cuzzi che cosa hanno fatto? Nulla», sostiene Di Pillo. Ma fonti dell’ente fanno sapere che i genitori si devono rivolgere alla Cirfood e Bioristoro Italia, ossia all’associazione temporanea d’impresa che svolgeva fino a giugno il servizio. «Cosa c’è di più semplice di una nota da parte del Comune che indichi dove reperire il modulo e l’indirizzo mail dove richiedere il rimborso?», conclude Di Pillo.
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