Mense, appello dei dipendenti: «Fateci tornare a lavorare»

Pescara, manifestazione dei rappresentanti dei servizi di ristorazione e pulizia di scuole e aziende «Occorrono aiuti economici per questa estate e la garanzia di ripartire il prossimo settembre»
PESCARA. Molti di loro hanno ricevuto solo degli acconti della cassa integrazione. Gli ammortizzatori sociali previsti per superare l'emergenza economica legata all'esplosione della pandemia sono ormai agli sgoccioli e sul ritorno alla normalità da settembre non c'è alcuna certezza. I lavoratori degli appalti che si occupano dei servizi delle mense e di pulizia delle scuole e delle aziende sono scesi in piazza.
Lo hanno fatto ieri mattina in una mobilitazione nazionale, indetta dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, UilTucs e Fisascat Uil, che ha coinvolto anche Pescara. Di fronte alla Prefettura, una sessantina di persone hanno protestato in nome dei circa 4mila occupati nel settore in tutto l'Abruzzo. Bandiere alla mano e fischietti, le lavoratrici e i lavoratori hanno espresso le numerose preoccupazioni e frustrazioni.
“Il pranzo non è servito”, si legge su un cartello, mentre su un altro “Mangiamo anche l'estate, ma con quali soldi”, e ancora “Non vanno rispettati solo i doveri, ma anche i diritti”. I lavoratori del settore convivono con contratti part-time e a intermittenza che in estate, a partire dalla chiusura delle scuole, dal 7 giugno o dal 30 per l'infanzia, vanno a conclusione.
Se negli altri anni riuscivano a riorganizzarsi con altri impieghi, in questa stagione le cose stanno andando decisamente in modo diverso. «Gli ammortizzatori sociali previsti dal Covid 19 terminano a fine mese», spiega Lucio Cipollini, coordinatore Filcams Cgil Abruzzo Molise. «Le 18 settimane previste dal governo sono ormai esaurite. Nei mesi estivi questi lavoratori non hanno alcuna copertura e se negli altri anni si riorganizzavano nei ristoranti o negli stabilimenti balneari, con la stagione ridotta non ci sarà nemmeno questa boccata di ossigeno. In questi giorni», prosegue il rappresentante sindacale, «si appronta la discussione di conversione in legge del decreto rilancio. In quella sede vanno fatte le opportune modifiche per salvaguardare questi lavoratori, per prevedere un ammortizzatore sociale ad hoc per la stagione estiva e tempi più celeri per il pagamento di quello che è dovuto». Le richieste sono state messe nero su bianco su una lettera che durante il presidio i referenti dei sindacati, Cipollini per la Filcams Cgil e Bruno Di Federico, segretario regionale UilTucs Abruzzo, hanno consegnato nelle mani del vice prefetto Carlo Torlontano. I sindacati hanno richiesto che vengano snellite le procedure e garantita la celerità nel pagamento di cassa integrazione e assegno ordinario; individuati ulteriori ammortizzatori sociali fino ad arrivare a 27 settimane complessive ed eliminato il vincolo che esclude ai lavoratori degli appalti di imprese private l'accesso agli ammortizzatori sociali ordinari, se non attivati dalle imprese committenti.
«Parliamo di lavoratrici che hanno contratti medi di 3 ore giornaliere», specifica Di Federico «che sono in cassa integrazione da marzo, che è già stata dimezzata del 50 per cento. La richiesta è che come hanno fatto altre Regioni, vengano introdotte misure di sostegno per l'estate». A pesare ulteriormente anche l'incertezza sulla ripartenza. «Al momento non abbiamo alcuna notizia sulla riattivazione a settembre del servizio mensa a scuola», chiarisce Cipollini «che riteniamo importante nel percorso formativo, oltre garanzia di un corretto nutrimento degli alunni. Per questo chiediamo che a settembre vi sia una ripartenza di tutte le attività scolastiche, non solo quelle didattiche, altrimenti migliaia di posti di lavoro andranno persi definitivamente».

