Mense, portati via i documenti dell’appalto

Forestale in Comune preleva gli atti della gara e l’offerta della ditta, ipotizzato il reato di frode nelle pubbliche forniture
PESCARA. Un faldone con 1.200 pagine contenente l’offerta presentata all’epoca della gara dall’Ati Cir food e Bioristoro Italia. Oltre all’intero capitolato d’appalto per l’affidamento in concessione della refezione scolastica. Ecco che cosa hanno portato via dal Comune ieri mattina i carabinieri forestali, delegati dalla Procura di svolgere le indagini, insieme ai carabinieri del Nas, sulla tossinfezione che ha colpito oltre 180 bambini dopo aver mangiato nelle mense scolastiche del Comune. Due militari, un uomo e una donna, si sono presentati alle 9 in punto negli uffici della Pubblica istruzione, al secondo piano del Comune e hanno chiesto di essere ricevuti dal dirigente del settore Fabio Zuccarini. Da lui si sono fatti consegnare tutti i documenti inerenti l’appalto e l’offerta con cui l’Associazione temporanea d’impresa, composta da Cir food (capogruppo) e Bioristoro Italia (mandante), si era aggiudicata nel 2015, per un periodo di cinque anni, il maxi appalto da 16.698.352 euro, con un ribasso d’asta pari al 15,17 per cento, ottenendo un punteggio complessivo di 80,85 punti.
La visita degli investigatori, diretti dal colonnello Annamaria Angelozzi, per la verità, era attesa. Il sindaco Marco Alessandrini sarebbe stato avvertito il giorno prima dell’arrivo dei carabinieri forestali per l’acquisizione dei documenti necessari all’indagine, che sta conducendo il procuratore aggiunto Annarita Mantini in coordinamento con la pm Anna Benigni. Indagine che ha già fatto registrare quattro indagati. Ora si ipotizza anche il reato di frode nelle pubbliche forniture. L’obiettivo è fare chiarezza ed accertare eventuali responsabilità nella vicenda degli oltre 180 bambini e di 5 insegnanti finiti dieci giorni fa in ospedale con i sintomi di una tossinfezione alimentare dopo aver mangiato nelle mense. I sintomi erano quelli di una gastroenterite provocati da un batterio diffuso nell’Europa del nord, il Campylobacter. Gli investigatori vogliono accertare se le due ditte abbiano rispetto il contratto in merito all’autocontrollo e al controllo igienico sanitario e agli interventi di pulizia e sanificazione assicurati nell’offerta. Nel frattempo, prosegue l’indagine epidemiologica da parte della Asl che, insieme alle forze dell’ordine, sta ascoltando i genitori dei bambini, gli insegnanti e il personale delle scuole, delle mense e dei centri di cottura per provare a ricostruire l’accaduto. Un lavoro non certo semplice, visto che quel tipo di batterio ha un periodo di incubazione piuttosto lungo, fino ad una settimana. E risalire ai cibi mangiati a mensa dai bambini nell’arco di sette giorni appare complicato. Si attendono, inoltre, i primi esiti degli accertamenti che l’Istituto zooprofilattico sta eseguendo sul cibo sequestrato nelle mense. I risultati dovrebbero essere pronti prima della fine di questa settimana. L’Istituto ha anche ripetuto le coprocolture sui campioni prelevati dai bambini, già eseguite dal laboratorio della Asl. L’esito degli esami ha confermato la presenza dello stesso batterio riscontrato nei controlli dell’azienda sanitaria.
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