Mense scolastiche, l’ira delle lavoratrici

20 Settembre 2018

Le dipendenti dei centri cottura chiusi dopo le intossicazioni: «Siamo senza stipendi». I genitori: «Stop al tempo pieno»

PESCARA. Quattro mesi fa, tra maggio e giugno, sono finite «in mezzo ad una strada per colpa di una caciotta avariata». E ieri mattina, una sessantina (su complessive 136) lavoratrici delle mense scolastiche, erano di nuovo in strada, davanti al Comune, a manifestare per riavere il posto di lavoro nei centri cottura e nei refettori come cuoche, aiuto cuoche, addette mense e autiste. Impiego da riottenere magari alle stesse condizioni di prima, ma certo «non una mezz’ora di meno che ci farebbe perdere minimo 100 euro, anche se questa lotta è soprattutto per il monte ore che ci vogliono tagliare. Mentre per cucinare, riassettare, lavare e sanificare gli ambienti non ci bastano neppure quelle che abbiamo sempre avuto. In più occasioni abbiamo dovuto sacrificare la nostra pausa pranzo per assicurare i pasti ai bambini».
Proprio sul monte ore, due giorni fa è saltato l’accordo tra Comune, sindacati, lavoratrici e gruppo aziendale Camst-Csa che ha chiesto 48 ore di tempo per decidere se accettare l’appalto, oppure no, alle condizioni: 41 ore di lavoro giornaliere in meno (da 431 a 390), bocciate dalle rappresentanze sindacali delle cuoche.
Le manifestanti, sostenute nella battaglia dai sindacalisti della Filcams Cgil e Uiltucs Alessandra Di Simone e Bruno di Federico, hanno incontrato l’avvocato Paolo Nardella, rappresentante di un centinaio di famiglie coinvolte nella vicenda dello scandalo tossinfezioni che a giugno ha mandato all’ospedale 200 bambini.
Nardella si è materializzato nel bel mezzo della protesta. Ha esposto la preoccupazione delle famiglie che si sono ritrovate con i figli in gravi condizioni di salute.
Malgrado sia stato un incontro «tra parti deboli», come ha sottolineato il legale delle famiglie colpite dagli strascichi delle intossicazioni alimentari, è subito scoppiata la lite.
Avvocato, sindacalisti e lavoratrici, hanno battibeccato per una buona oretta prima di addivenire ad una intesa che è stata immediatamente trasferita nelle stanze di palazzo di città. Intorno alle 11,30 Nardella è entrato in Comune e ha incontrato l’assessore alle mense Giacomo Cuzzi, il dirigente e la responsabile del servizio Fabio Zuccarini ed Enrica Di Paolo. Quando è uscito, dopo le 13, ha riferito: «Ho chiesto la riapertura immediata delle iscrizioni al servizio mensa da parte delle famiglie e ho inoltrato istanza per chiedere la sospensione del tempo pieno fino alla riattivazione del servizio mensa». Ciò vuol dire che attualmente rimangono vigenti gli orari di uscita delle scolaresche, intorno alle 13,15. In attesa che il gruppo Camst-Csa renda noto la decisione di accettare l’incarico. Il nodo, informano dal Comune, dovrebbe essere sciolto nella giornata di oggi. Intanto l’assessore Cuzzi ha contattato l’Ufficio scolastico regionale per valutare la fattibilità della sospensione del tempo pieno.
Se il raggruppamento aggiudicatario deciderà positivamente, si metterà in moto la macchina organizzativa che consentirà alle lavoratrici di riprendere il posto, alle famiglie di riavviare le iscrizioni per il servizio (la riapertura online dal sito del Comune, www.comune.pescara.it, è prevista tra oggi e domani) e le mense potrebbero riaprire, come da tabella di marcia, il 1° ottobre. O appena qualche giorno dopo.
Nel frattempo i bambini porteranno i pasti da casa. Qualche genitore ha già firmato le liberatorie nelle scuole di riferimento per dare il via libera al provvedimento.
Dopo l’incontro con l’amministratore e i tecnici comunali, Nardella ha inviato via WhatsApp un messaggio rassicurante ed esplicativo alle famiglie «inferocite» e in trepidante attesa di risposte. E alle lavoratrici, prese in carico idealmente ieri, assicura che «non saranno toccati gli stipendi minimi e, se ci saranno, le riduzioni di orario riguarderanno chi ha più di 6 ore».