Mense, vertice in Procura con i tecnici del ministero

14 Giugno 2018

Sulle analisi dei pasti test, primi risultati negativi in via di approfondimento Ma il Comune punta alla risoluzione consensuale del contratto per la refezione

PESCARA. I primi valori delle analisi sui pasti test eseguiti dall’Istituto zooprofilattico di Teramo stanno rivelando delle negatività che richiedono ulteriori approfondimenti, ma c’era quasi da aspettarselo rispetto ai tempi di sopravvivenza del batterio isolato sulle feci dei bambini, circa 180, ricoverati in ospedale in seguito ai malori gastrointestinali. Al contrario, il fenomeno con il passare delle ore sta assumendo dimensioni superiori a quelle ipotizzate inizialmente dopo che, come richiesto dalla Procura, su input dello stesso ministero della Salute, si stanno ascoltando anche i genitori dei bambini che pur non essendo andati in ospedale sono stati comunque male negli stessi giorni dei compagni di scuola. Il censimento, la mappatura scuola per scuola, classe per classe, è affidata ai carabinieri forestali che ieri hanno iniziato ad ascoltare le famiglie dei bambini della scuola Piano T dove è esploso il fenomeno in maniera più virulenta, ma quasi a macchia di leopardo, con intere classi intossicate e altre quasi completamente “salve”. Circostanze da tradurre e comprendere proprio incrociando e mettendo insieme i dati sulle presenze e le assenze dei singoli bambini e poi, da questi, prendendo in esame i giorni in cui hanno mangiato a mensa. Dati che vanno ad implementare quelli dell’indagine epidemiologica che i carabinieri del Nas, in prima linea dall’inizio, dopo le ispezioni e i sequestri nei due centri cottura cittadini continuano a portare avanti con la Asl ascoltando, invece, i genitori dei bambini ricoverati in ospedale. Accomunati, la maggior parte, proprio dalla presenza, emersa dalle analisi delle feci, del batterio Campylobacter ritenuto causa delle gastroenteriti. Un caso che, per le dimensioni del fenomeno, ha visto da subito l’intervento dell’Istituto superiore della Sanità che sta coordinando l’indagine epidemiologica condotta da Nas e Asl, e che ieri ha inviato tre suoi tecnici in Procura per fare il punto con magistrati e investigatori. E, in particolare, per iniziare a valutare, tramite i dati raccolti finora, il livello del fenomeno, ritenuto nuovo nell’ambito nazionale. Un fenomeno che, comunque si chiuderà l’inchiesta, ha gettato nel panico centinaia di famiglie, in vista del prossimo anno scolastico, al via a ottobre. Lo sanno bene in Comune. Proprio a questo proposito, ieri pomeriggio, il sindaco Marco Alessandrini si è riunito con l’ufficio legale per cercare una soluzione che accontenti tutti. I genitori l’hanno detto chiaro, non vogliono più le due aziende che hanno finora gestito il servizio di refezione scolastica e che vedono 4 persone indagate. Ma l’inchiesta è all’inizio, ed è tutta da dimostrare la responsabilità delle due ditte. Il Comune oggi non può rescindere un contratto di circa 17 milioni di euro esponendosi a eventuali cause. Ma, questo sì, può tentare la risoluzione consensuale del contratto che sembra la soluzione più fattibile. Sorge però l’altro problema: come e a chi affidare la refezione al via il primo ottobre? È su questo che stanno lavorando. (s.d.l.)