Mercatino etnico addio Masci ordina la chiusura

La giunta revoca i permessi, parte lo sfratto all’unico commerciante presente Diverse le ipotesi per l’utilizzo del sottopasso, in pole position c’è un parcheggio
PESCARA. Il mercatino etnico chiude. Ieri la giunta ha approvato una delibera, presentata dal sindaco Carlo Masci e dall’assessore al commercio Alfredo Cremonese, per revocare l’autorizzazione che consentiva di utilizzare il sottopasso di via Ferrari per attività di vendita di prodotti etnici da parte degli ambulanti, in gran parte senegalesi.
Finisce così, nel peggiore dei modi, il mercatino inaugurato il 14 aprile scorso e aperto appena cinque mesi fa, ossia il 15 giugno. Ma l’opera realizzata nel sottopasso di via Ferrari, voluta fortemente dalla passata amministrazione di centrosinistra, si è rivelata sin dall’inizio un fallimento. Il tunnel adibito a mercato, costato alle casse comunali ben 250mila euro, è stato occupato da un solo commerciante, sui 31 ambulanti che avevano richiesto e ottenuto i permessi per lo svolgimento delle attività di vendita. In realtà, gli stalli a disposizione erano un centinaio, realizzati proprio in previsione di tante richieste mai arrivate. Basti pensare che nel mercatino abusivo davanti alla stazione, sgomberato nel maggio 2016, ci lavoravano oltre 300 ambulanti.
Come verrà utilizzato ora quel tunnel costato così tanto? Dagli assessori e dai consiglieri della maggioranza sono emerse già alcune idee. Si è parlato di realizzare un museo delle ferrovie, oppure di riaprire il sottopasso al traffico. L’ultima proposta è stata lanciata dai consiglieri di Fratelli d’Italia Fabrizio Rapposelli e Massimo Pastore, che sono anche presidenti delle commissioni Attività produttive e Lavori pubblici. Entrambi hanno avanzato la richiesta al sindaco di realizzare un parcheggio gratuito nel periodo delle festività natalizie in favore dei commercianti-dipendenti del centro commerciale naturale. «Mentre nel periodo successivo alle feste», hanno fatto presente, «la destinazione definitiva dell’area non può che essere collegata alla vocazione commerciale, in ragione dell’ubicazione strategica della stessa a ridosso di tutte le attività commerciali. Un’area da destinare, ad esempio, a parcheggio a prezzi concordati in favore dei clienti dei negozi».
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