Mercatino etnico Terminato l’appalto i lavori a settembre
Presentate sette offerte per la gara da 200mila euro Il cantiere nel tunnel di via Ferrari è fermo da due anni
PESCARA. Sono in tutto sette le offerte presentate nella gara d’appalto per il mercatino etnico. Si tratta di un intervento da 200mila euro per completare l’allestimento del tunnel di via Ferrari che, in futuro, dovrà ospitare le bancarelle di un centinaio di commercianti, in gran parte senegalesi.
La procedura negoziata per l’affidamento dei lavori si è quasi conclusa. L’11 giugno scorso, è scaduto il termine per la presentazione delle offerte e il 13 giugno si è proceduto all’espletamento della gara d’appalto. La commissione esaminatrice ha proceduto alla verifica dei sette plichi pervenuti, al controllo della documentazione amministrativa presentata dai concorrenti e all’ammissione alle successive operazioni di gara di tutti gli operatori economici partecipanti.
Ecco le imprese che hanno risposto all’invito del Comune presentando la loro offerta. Si tratta di Electra 2000 srl, di Montaquila, in provincia di Isernia; Ingegneria futura energia srl, di Foggia; Albarelli Walter srl, di Pomezia; Senatore geometra Pasquale, di Castrovillari, in provincia di Cosenza; Pace Dino, di Pianella; Ventra Antonio, di Melfi, in provincia di Potenza; Impresa edile elettrica Paolo Di Giampaolo, di San Giovanni Teatino.
Dopo l’affidamento dell’appalto, potranno finalmente ripartire i lavori, fermi da due anni, non prima della fine dell’estate. Per l’apertura del mercatino etnico nel tunnel di via Ferrari si dovrà attendere gli inizi del prossimo anno. Ma l’opera continua a suscitare polemiche. La città appare divisa tra favorevoli e contrari a posizionare delle bancarelle in un tunnel, al di sopra del quale c’è la ferrovia dove transitano continuamente dei treni.
La Confcommercio, che ha già avuto modo di esprimere il suo parere negativo, ha parlato della nascita di un «ghetto». «Si tratta di un progetto sbagliato», ha detto tempo fa il presidente Franco Danelli, «che utilizza preziose risorse pubbliche, osteggiato dai commercianti e dalla maggior parte dei cittadini e che, anziché integrare, andrà a creare un vero e proprio ghetto di cui non se ne sente il bisogno».
«La Confcommercio», ha aggiunto Danelli, «aveva sempre teso la mano agli operatori senegalesi, al fine di integrarli davvero nei tanti mercati all’aria aperta già esistenti, nei quali avrebbero potuto lavorare a fianco degli altri operatori ambulanti con uguali diritti e doveri nel pieno rispetto delle regole».
Di tutt’altro parere, l’amministrazione comunale, con il sindaco Marco Alessandrini, che ha espresso grande soddisfazione, nel marzo dell’anno scorso, quando il consiglio comunale ha approvato la delibera per il completamento dei lavori del mercatino etnico. «Con questo voto», ha affermato, «il consiglio si è impegnato a risolvere una situazione rimasta sospesa per lungo tempo. Situazione che nel 2016, a fronte di una sinergia con le forze dell’ordine e dopo anni di inerzia, questa amministrazione ha affrontato facendosi carico di uno sgombero per far cessare situazioni di illegalità». Da allora, però, i lavori non sono più ripartiti.
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