Mercatone Uno, i lavoratori puntano alla cassa integrazione

San Giovanni Teatino, oggi incontro al ministero dello Sviluppo economico dopo il fallimento del gruppo Bruno Di Federico (Uil): i commissari straordinari dovrebbero occuparsi di far riaprire i punti vendita
SAN GIOVANNI TEATINO. Cancello chiuso, accesso sbarrato. E un sit-in dei lavoratori, «distrutti» dalla notizia «scioccante» della chiusura improvvisa del punto vendita. C’è un clima molto teso tra i dipendenti di “Mercatone Uno”, a Sambuceto, che venerdì sera hanno saputo su Facebook del fallimento della Shernon Holding srl, la società a responsabilità limitata con sede a Milano che ha acquisito l’anno scorso i 55 punti vendita distribuiti nel paese, e tra questi anche i tre abruzzesi. D’un tratto i negozi sono stati chiusi tutti insieme, lasciando a piedi 1800 lavoratori, di cui un centinaio in Abruzzo: una trentina a Sambuceto, 45 a Scerne di Pineto e circa 30 a Colonnella, a cui aggiungere l’indotto.
Ieri Bruno Di Federico, segretario regionale della Uiltucs Abruzzo, ha incontrato i lavoratori davanti alla struttura di via Caravaggio, insieme alla Cgil, e durante il presidio sono arrivati alcuni clienti che «chiedevano informazioni sul da farsi» perché sono rimasti senza merce, nonostante abbiano versato l’acconto, e non sanno a chi rivolgersi.
«I lavoratori hanno attraversato molti momenti di crisi, negli ultimi sette anni, compresi 8 mesi di chiusura», dice Di Federico ricordando il periodo trascorso tra contratti di solidarietà e cassa integrazione. «In questa fase si erano ripresi» e, anzi, le prospettive sembravano quasi positive perché l’azienda aveva annunciato la ricapitalizzazione. «Quindi si pensava a una ripartenza, ed era stato annunciato un piano industriale. Invece il 23 il Tribunale ordinario di Milano fallimentare ha emesso la sentenza con cui è stato dichiarato il fallimento della società. La sera del giorno dopo la notizia è circolata sui social, si è diffusa rapidamente. Poi, alle 2 di notte, i direttori hanno ricevuto la comunicazione che non avrebbero dovuto aprire i punti vendita».
Che la situazione non fosse semplicissima era chiaro. L’insegna, che ha sponsorizzato e dato il nome alla squadra di ciclismo di Pantani, è stata acquisita a luglio del 2018 dalla società che ora è stata dichiarata fallita. «Dopo solo 8 mesi», ricorda Di Federico, «è entrata in concordato preventivo continuativo. Per il 30 maggio era stato fissato un incontro al ministero dello Sviluppo economico sulla ricapitalizzazione, che si annunciava tra i 40 e 50 milioni di euro. E invece è arrivato il fallimento» per cui l’incontro al Mise è stato anticipato ad oggi. Non c’è alcuna certezza sulle prospettive ma Di Federico annuncia cosa chiederà il sindacato. «Vogliamo che l’azienda venga ripresa dai commissari straordinari che stanno gestendo il concordato, cioè puntiamo alla riapertura. Ma nel frattempo chiediamo che vengano attivati gli ammortizzatori sociali, la cassa integrazione straordinaria. Ai clienti, invece, diciamo di avere un attimo di pazienza».

