Messaggi sui muri dei palazzi, gli amici ricordano Christopher

8 Luglio 2024

Il parco Baden Powell resta chiuso con una catena: potrebbe riaprire a breve, oggi la decisione Pupazzi e scritte all’ingresso del giardino: “Crox vive per sempre”. In arrivo anche una targa

PESCARA. Una sigaretta lasciata sul recinto del parco con una scritta fatta con la penna blu: “Crox, non è l’ultima”. Non si può misurare il dolore degli amici per l’omicidio di Christopher Thomas Luciani, ucciso a 16 anni con 25 coltellate per un debito di droga di circa 250 euro. Domenica 23 giugno, intorno alle 17 nel parco Baden Powell, a sferrare quelle coltellate sono stati due 17enni, arrestati e rinchiusi negli istituti penitenziari minorili di Roma e Bari. L’hanno fatto «per una questione di rispetto», così hanno raccontato gli amici testimoni agli investigatori della squadra mobile. Loro invece, Gianni e Michele, il primo figlio di una professoressa e il secondo figlio di un carabiniere in servizio in una stazione del Pescarese, restano in silenzio da due settimane: neanche una parola per ribattere alle accuse degli amici che li hanno visti uccidere un ragazzino senza pietà, tra gli insulti e gli sputi. Davanti al giudice Roberto Ferrari si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Gli amici di “Crox”, questo il soprannome di Christopher, si fanno sentire con le scritte sui muri nella zona di via Raffaello: “Crox x sempre con noi”, recita una frase sui palazzi della Galleria Muzii; e poi “Crox vive per sempre” all’ingresso del parco del delitto; “Christopher” e un cuore azzurro. Dolore, rabbia e sete di giustizia si esprimono anche così.
Il parco, con i peluches e i cuori appesi alla recinzione, resta chiuso: il cancello è ancora serrato con una catena. Oggi, in Comune, l’assessore uscente al Verde pubblico Gianni Santilli prenderà una decisione: entro pochi giorni, il giardino tra i palazzi del complesso Campo dei Musici potrebbe riaprire. E lì potrebbe comparire una targa dedicata a Christopher: questa l’idea del sindaco Carlo Masci e questo l’auspicio della nonna del 16enne, Olga, che vuole soltanto che quel luogo non parli più di morte ma di vita.
La squadra mobile guidata dal commissario Mauro Sablone continua a indagare per ricostruire ogni momento di quel pomeriggio, dall’incontro nella zona della stazione ferroviaria e del terminal bus fino alla lite in un anfratto del parco: Christopher è morto tra le 17.30 e le 19.30 quando gli assassini e il gruppetto di amici erano al mare per farsi un bagno e gettare oltre gli scogli il coltello avvolto in un calzino sporco di sangue. E c’è attesa, nel giro di pochi giorni, per la verità dei telefonini: il perito della Procura per i minorenni dell’Aquila, Fabio Biasini, è al lavoro per estrapolare chat, foto e video dai sei cellulari sequestrati (due sono degli arrestati e gli altri quattro degli amici). Da quegli smartphone, se qualcosa è stato scritto o filmato uscirà fuori anche se era stato cancellato per depistare l’indagine.
Un omicidio tra ragazzini che toglie il respiro. Le parole del giudice Ferrari sono crude: il giudice pensa che «l’esazione del credito abbia solo attivato l'impulso criminale, recidendo poi ogni ulteriore nesso con l'obiettivo dell’incontro con il debitore. Anche l’esecuzione del delitto conferma l’assoluta prevalenza dell’impulso omicida sugli stimoli collegati con lo scopo di lucro o con la punizione dell’inadempimento». I due assassini, dice il giudice, volevano «provocare sofferenza e uccidere un essere umano, sino quasi a integrare il motivo futile, ossia il motivo meramente apparente e in realtà inesistente, che cela l’unico vero intento che è quello di cagionare sofferenza e morte».