Metal detector nei locali L’accordo mai firmato

PESCARA. C’era attesa tra gli operatori della movida per il protocollo d’intesa da sottoscrivere con le forze dell’ordine, ma alla fine la convenzione che avrebbe dovuto potenziare la sicurezza dei...
PESCARA. C’era attesa tra gli operatori della movida per il protocollo d’intesa da sottoscrivere con le forze dell’ordine, ma alla fine la convenzione che avrebbe dovuto potenziare la sicurezza dei locali da ballo non è stata più sottoscritta. All’inizio dell’estate, diversi casi di cronaca con giovanissimi coinvolti in episodi di violenza con l’uso di coltelli, in primis il terribile omicidio di Christopher Thomas Luciani, avevano acceso i riflettori sull’urgenza di lavorare insieme, questura e associazioni di categoria, a garanzia degli utenti che frequentano i locali della riviera pescarese. Le firma era prevista per la fine di giugno ma, alla fine, il tavolo non è più stato convocato, mentre gli episodi di violenza anche gravissimi come quello dell’altra sera con colpi di pistola esplosi lungo la riviera sono continuati.
Il patto doveva prevedere l’uso di metal detector agli ingressi, pettorine per rendere più riconoscibili gli addetti alla sicurezza, come accade già per gli steward negli stadi, poi l’installazione di impianti di videosorveglianza anche dentro le aree destinate alle serate dove si balla, nonché il numero degli addetti alla sicurezza da utilizzare per la selezione agli ingressi dei locali. Nel frattempo le serate danzanti sono andate avanti e le società ingaggiate dai titolari dei locali hanno fatto del loro meglio per garantire la sicurezza. «La nostra società usa i metal detector ormai da 15 anni», afferma Luigi Azzaro, titolare della Daga Security e referente Abruzzo e Molise per l’Associazione italiana sicurezza sussidiaria. «Nessuno si è mai rifiutato di farsi sottoporre a controlli, perché le persone che vanno nei locali per divertirsi, sono coscienti che si tratta di azioni a tutela del loro stesso divertimento. L’importante è utilizzare questi strumenti con buon senso. I titolari dei locali si avvalgono delle agenzie di sicurezza, per fornire un servizio ai clienti, come accade con barman, dj, e tutti gli altri fornitori. Spesso e volentieri, la nostra figura viene vista come una barriera che non fa accedere ai locali, anche perché in passato non c’erano norme ad hoc. Dal 2009 però, con il decreto Maroni, ci sono requisiti precisi per fare questo lavoro. Innanzitutto serve un iter formativo di 90 ore, poi ci sono visite mediche da superare per provare l’idoneità psicofisica, e poi c’è la fedina penale. Quello che serve è trasmettere agli avventori la percezione che siamo lì per garantire la loro sicurezza e il loro divertimento. Purtroppo però sono cambiati i modelli, e i giovanissimi spesso si sentono degli eroi ad usare la violenza». Ciò che sarebbe utile secondo Azzaro è anche il potenziamento del numero degli addetti nelle serate, «in quota proporzionata al numero degli avventori. La media dovrebbe essere di una unità ogni 150-200 avventori», precisa.

