Migranti, altri 40 arrivi Le accuse di Emergency

24 Agosto 2023

L’organizzazione attacca: disumano allontanare le Ong dal Mediterraneo

ORTONA. Sono sbarcati nel pomeriggio di ieri a Ortona i 40 migranti che la nave Life Support di Emergency aveva tratto in salvo sabato scorso. Dopo una traversata lunga 4 giorni dall’Abruzzo si alza il grido d’allarme dell’organizzazione internazionale fondata da Gino Strada: «Allontanare le navi Ong dal mediterraneo assegnando porti lontani è una pratica disumana». A parlare, una volta concluse le operazioni di sbarco, è Carlo Maisano, capo missione della Life Support. «Ci è stato assegnato come luogo di sicurezza (Pos) Ortona, un porto molto distante dalle zone operative», ha affermato, «non si può dare soccorso in questa condizione, è necessario un coordinamento dalle autorità che consideri le navi Ong come asset fondamentali per coprire un tratto di mare che altrimenti resterebbe scoperto. Dopo il soccorso, è fondamentale che le persone a bordo vengano portate in un porto vicino per dare loro una giusta accoglienza nel minor tempo possibile. È fondamentale che le navi Ong possano tornare nelle zone operative il più velocemente possibile».
Una presa di posizione chiara e netta nei confronti delle scelte del governo guidato dalla premier Giorgia Meloni che tra le disposizioni adottate in matteria di immigrazione ha introdotto per le navi delle organizzazioni non governative impegnate nel Mediterraneo centrale nel soccorso delle persone in difficoltà, l’imposizione di far sbarcare le persone nei porti dell’Italia centrale e settentrionale, compreso il mare Adriatico. Si tratta di destinazioni generalmente distanti dalle posizioni in cui avvengono i salvataggi. Il ministro degli Interni Matteo Piantedosi, intervenuto sul tema, ha confermato che l'obiettivo è quello di garantire una distribuzione equa degli sbarchi su tutto il territorio nazionale. Emergency non demorde e torna sull’argomento già affrontato nei mesi scorsi da altre organizzazioni umanitarie. Infatti, le tre Ong tedesche Sos Humanity, Sea Eye e Mission Lifeline, avevano annunciato un’azione legale contro il governo italiano e, ironia della sorte, sempre da Ortona partì la polemica.
Tra le navi coinvolte, infatti, c’era la Humanity 1, appartenente a Sos Humanity, che aveva soccorso 199 migranti in cinque operazioni di salvataggio. A questa nave era stato assegnato il porto di Ortona che si trovava a una distanza di 1.300 chilometri dalla zona in cui si erano svolti i soccorsi. La situazione rimane tesa, con le Ong sempre più insistenti nel far valere le loro posizioni. Tuttavia, lo sbarco di ieri a Ortona è proseguito senza criticità. Come sempre l’organizzazione coordinata dalla prefettura di Chieti si è dimostrata efficiente e senza intoppi. La Croce Rossa, coadiuvata dalle associazioni di protezione civile ha provveduto come di consueto all’accoglienza, distribuendo pasti e generi di ristoro ai 40 migranti appena sbarcati. Tutte le pratiche per l’identificazione degli arrivati sono state espletate in banchina nord poco dopo il momento dell’attracco. Ad accogliere i migranti, stanchi e provati dal viaggio in mare, i mediatori culturali che hanno parlato per primi con loro. «Siamo contenti di essere arrivati sani e salvi in Italia, grazie», hanno detto. Occhi smarriti e visi stanchi ma nel complesso sono apparse in buone condizioni. A confermarlo Paola D’Alfonso del servizio psicosociale della Croce Rossa: «A un primo riscontro non ci sono sembrate esserci particolari situazioni di disagio psicologico, i primi a sbarcare sono stati i due minori che però sono apparsi abbastanza sereni poiché a bordo con loro avevano alcuni parenti». Per quanto riguarda le destinazioni il viceprefetto Gianluca Braga ha confermato la consueta suddivisione tra le provincie abruzzesi. Per quanto riguarda Chieti ne rimarranno 10 e tra questi i due minori.
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