Mille in lacrime per l’addio al primario

11 Febbraio 2016

Rose rosse sulla bara di Francesco Magnacca, il professore dell’ospedale di Chieti stroncato da un infarto a 49 anni

SAN GIOVANNI TEATINO. C'erano più di mille persone ieri, a Sambuceto, al funerale del 49enne Francesco Magnacca, primario del reparto di Chirurgia vascolare dell'ospedale clinicizzato di Chieti, morto lunedì per un arresto cardiaco che lo ha strappato alla vita all'improvviso dopo la consueta corsa pomeridiana.

Le esequie sono state celebrate nella chiesa di San Rocco dal parroco monsignor Massimo D'Angelo. Amici, parenti, colleghi di lavoro e pazienti del professore, rappresentanze della scuola media e primaria di Sambuceto, ma anche semplici conoscenti e vicini di casa, si sono stretti intorno al dolore straziante della moglie Tiziana Liberatore, insegnante in una scuola media di Chieti, e delle giovanissime figlie, ancora in età adolescenziale, sotto choc per essere state costrette dal destino ad affrontare il calvario della gravissima perdita del loro caro, arrivata di punto in bianco e troppo presto.

Francesco Magnacca stava bene di salute e niente lasciava presagire che il suo cuore smettesse di funzionare all'improvviso, com'è invece avvenuto lunedì, quando nel giro di pochi istanti il 49enne si è spento. Il corteo, aperto dal carro funebre con dentro il feretro coperto di rose rosse, ha percorso a piedi il tragitto tra l'abitazione d via Roma e la chiesa di San Rocco.

All'arrivo della salma sul sagrato della parrocchia, il luogo di culto era avvolto in un mesto silenzio, mentre il canto dell'Ave Maria ha poi accolto la bara in chiesa. Accanto all'altare spiccava il gonfalone dell'istituto comprensivo di San Giovanni Teatino, che ha partecipato con la classe della terza media frequentata da una delle figlie del compianto Magnacca e con una classe della locale scuola elementare. «La morte che bussa alla nostra porta così all'improvviso ci lascia sgomenti, con un senso di profondo turbamento», le parole del parroco don Massimo, «ma la vita non ci è dovuta, è invece un dono. E questo Francesco lo sapeva, lui ha vissuto dando agli altri, salvando vite, facendo dono agli altri del suo sapere e del suo impegno. Un grande medico che ha avuto nelle sue mani tanto amore, forse la fatica lo ha debilitato, ma lui amava il suo lavoro anche quando era stanco».

«Lui si controllava sempre e aveva una salute di ferro», lo ricorda un amico, «ma diceva sempre che si può stare benissimo e fare controlli in continuazione, però se arriva un infarto fulminante sei finito, non lo puoi prevedere e non puoi farci niente. Fa uno strano effetto adesso ripensare a quelle parole, adesso che la sua vita è stata spezzata proprio da un infarto».

Era un uomo socievole e gentile, Francesco Magnacca: veniva da una famiglia umile di Castiglione Messer Marino e per laurearsi aveva fatto sacrifici fino a diventare un medico preparato, attento e scrupoloso con i suoi pazienti, tanto da diventare direttore del reparto dove lavorava, ma era anche uno sportivo appassionato di corsa. Amava al di sopra di tutto la sua famiglia e gli piaceva stare con gli amici, con i quali trascorreva serate in allegria, cantando e raccontando barzellette. «Franco aveva uno sguardo che trasmetteva serenità», le parole al microfono di un'amica, a nome di tutta la comitiva, «in futuro nel tintinnio dei nostri brindisi penseremo ogni volta che lui sarà lì, ancora a brindare con noi». Il professor Magnacca è deceduto lunedì pomeriggio nella sua casa. Aveva appena terminato la seduta di allenamento, quando ha avvertito un improvviso malore, si è adagiato sul letto e il suo cuore ha cessato di battere.

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