Mille pazienti già guariti curati per il long Covid

Ecco il reparto nato a Pescara per assistere gli ex malati con strascichi del virus Parruti: «È un territorio inesplorato: tutti possono avere sintomi a lungo termine»
PESCARA. Non basta un tampone negativo per liberarsi dall’incubo Covid. La persistenza cronica dei sintomi della malattia è sempre più comune ed è lo scenario più preoccupante per il futuro prossimo. Dai semplici dolori muscolari agli attacchi d’ansia, fino alla perdita di capelli. «Sono solo alcuni dei sintomi con cui i pazienti si presentano nel nostro ambulatorio long Covid a Pescara, anche a distanza di molti mesi dalla negativizzazione», sottolinea Giustino Parruti, direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Pescara e coordinatore dell’ambulatorio long Covid, che è entrato a pieno regime da circa due mesi. Tra presente e futuro, ecco il nostro viaggio nel reparto che segue i pazienti nel territorio inesplorato degli strascichi del Covid.
LONG COVID: COS’È. Si tratta di una persistente infiammazione di alcune aree del sistema nervoso, generata dal contatto con il virus. «Il Covid è una malattia molto complessa e soprattutto multiorgano», prosegue Parruti, «ci siamo resi conti che gestivamo un nemico difficile quando morì a Pescara, il 13 marzo 2020, una ragazza 42enne in buona salute: era piena di sangue nei polmoni. E dal giugno del 2020, cioè da quando abbiamo esteso le attività di day hospital alla gestione dei pazienti con sintomi protratti nel tempo, abbiamo scoperto un mondo nuovo, quello del long Covid».
L’AMBULATORIO. Da circa un anno, dunque, anche chi manifesta sintomi particolari da Covid, pur essendosi negativizzato, può essere curato in regime di day hospital a Pescara; mentre l’ambulatorio specifico di Pescara è stato aperto da pochi mesi ed è dedicato ad una platea potenziale di 73.357 dimessi o guariti dall’inizio della pandemia in Abruzzo. «Già seguivamo chi manifestava problematiche a lungo termine legate al Covid», sottolinea Filippo Di Flamminio, 27 anni, dirigente medico delle malattie infettive Covid e in prima linea nella lotta alla pandemia, «come lo stanno facendo anche le altre Asl in Abruzzo. Ma ora abbiamo dedicato un ambulatorio specifico a coloro che hanno sintomi dopo tre mesi dal tampone negativo. Il day hospital per il long Covid inizialmente era nato con la volontà di seguire i pazienti guariti che potevano avere degli strascichi a livello polmonare. Adesso si è creato un team con dei protocolli specifici da seguire, e pronto a scontrarsi con la complessità del tema».
CHI CI LAVORA. Giovani e specialisti con la fatica di 16 mesi di pandemia alle spalle, coordinati dall’esperto infettivologo Giustino Parruti: «Ho voluto un gruppo di giovani che si dedicasse solo a questo tipo di pazienti perché andavano osservati con attenzione. Sono in 5 prevalentemente al lavoro sul long Covid, tra cui l’infettivologa Giovanna Ferrandu, la dottoressa Antonella Spacone, ma anche gli psicologi Francesco Vadini, Elisa Tracanna e Paola Di Stefano. Abbiamo ovviamente anche uno pneumologo a disposizione. E presto il nostro progetto si arricchirà con i contributi dell’università d’Annunzio».
IL RUOLO DELL’UNIVERSITÀ. L’ateneo, infatti, è pronto a dare una mano negli studi sul long Covid, concentrandosi sulle persone con meno di 60 anni che abbiano sintomi oggettivi (come la perdita della memoria parziale o disturbi dell’umore) senza precedenti pre Covid. «Vogliamo mettere insieme strumenti tecnologici innovativi e il contributo dell’università, per capire se ci sono aree del cervello prioritariamente interessate dal Covid, in modo da indicarci la strada per la terapia di cura». Il progetto verrà svelato a fine settembre e sta coinvolgendo anche il neurologo Stefano Sensi.
IL LAVORO DI SQUADRA. Il reparto long Covid di Pescara lavora a stretto contatto con i medici specialisti proprio per la grande varietà di sintomi che i pazienti presentano. Chi si rivolge all’ambulatorio ha la possibilità di accedere in maniera prioritaria agli esami specifici prescritti. «Chi prende il Covid viene seguito dal momento del contagio fino alla negativizzazione», sottolinea Di Flamminio, «passando per la fase acuta e l’eventuale ricovero». Qui entra in gioco il lavoro fondamentale dei medici Antonio De Palma, 28 anni, e Natasha Di Fabio, 30 anni, che si sdoppiano tra le Unità speciali di continuità assistenziali (Usca), e il lavoro in day hospital per il long Covid.
CHI PUÒ RIVOLGERSI ALL’AMBULATORIO. «Tutti i tipi di pazienti Covid», dice Giovanna Ferrandu, infettivologa di origine sarde che da un anno lavora nelle malattie infettive a Pescara, «possono sviluppare sintomi prolungati. Ma devo ammettere che abbiamo visto arrivare più donne che uomini in ambulatorio. Arrivano anche ragazzi molto giovani: non hanno problemi polmonari», aggiunge, «ma lamentano fatica cronica, alterazioni d’umore e un rallentamento dei processi mentali».
I NUMERI. Secondo una stima dell’Organizzazione mondiale della sanità, circa un quarto dei contagiati da Covid sviluppa sintomi a lunga durata: «Per quello che ho visto in prima linea», prosegue la Ferrandu, «sono anche di più. Chi prende il Covid è molto difficile che non abbia strascichi. Anche gli asintomatici puri possono svilupparli in un secondo momento».
Da luglio 2020, sono stati in cura 1.005 pazienti tra il day hospital dedicato al long Covid e il nuovo ambulatorio. Attualmente sono 105 le cartelle aperte per long Covid, e cinque per sospette reazioni avverse legate ai vaccini.
COME VENGONO CURATI I PAZIENTI LONG COVID. C’è un presupposto fondamentale per l’accesso all’ambulatorio long Covid: la completa negativizzazione del paziente. Per iniziare l’assistenza, infatti, il malato, sia ospedalizzato che assistito a domicilio, dovrà essere clinicamente guarito e con doppio tampone nasofaringeo negativo.
Solo successivamente, se i sintomi persistono, viene contattato telefonicamente da un infettivologo o dal medico di base, che somministra il questionario di screening per capire la correlazione con il Covid. Il paziente può essere assistito in day hospital, in day service, con la predisposizione di pacchetti ambulatoriali per i casi più complessi, che necessitano di indagini cliniche, o con servizio ambulatoriale. «Ma terapie standard non ci sono», dice Giovanna Ferrandu, «stiamo provando due integratori per proteggere i nervi periferici e ridurre le infiammazioni. Le terapie vanno ancora monitorate, ma i primi pazienti hanno risposto bene».
UN TERRITORIO INESPLORATO. La complessità del tema long Covid è dunque testimoniato dalla varietà dei sintomi con cui i medici dell’ambulatorio di Pescara hanno avuto a che fare finora: dalla cefalea all’alterazione di gusto e olfatto, fino alla perdita dei capelli: «Ho visto persone contagiate a marzo 2020 che hanno ancora sintomi», dice Ferrandu, «molti arrivano con disturbi psichiatrici e stati depressivi. Alcuni ne concentrano anche due o più assieme.
«Al momento non c’è molta letteratura sul tema», conclude Parruti, «ma il Covid ha un impatto devastante sul sistema nervoso. Perciò dobbiamo puntare sulla vaccinazione di massa per evitare il caos. La guerra contro il virus è ancora lunga».

