Minaccia gli amici dell’ex partner e impicca un cane: pena di 3 anni

PESCARA. E' stato condannato a tre anni di reclusione, cinque d'interdizione dai pubblici uffici e il risarcimento per tutte le parti civili in causa, un giovane aquilano che la scorsa estate, dopo...
PESCARA. E' stato condannato a tre anni di reclusione, cinque d'interdizione dai pubblici uffici e il risarcimento per tutte le parti civili in causa, un giovane aquilano che la scorsa estate, dopo la fine di una relazione, aveva iniziato a stalkerizzare l'ex partner, i suoi familiari e gli amici, con tanto di minacce fino alle torture e all'impiccagione del cane di uno dei testimoni del processo.
Si è chiuso così con il rito abbreviato, ieri mattina, davanti al gup del tribunale di Pescara Gianluca Sarandrea, il primo di due processi che vedeva imputato F.C., 30enne aquilano.
In base a quanto ricostruito dagli inquirenti, dopo la fine della relazione, avvenuta durante i primi mesi del 2019, il giovane originario del capoluogo ha dato vita a una serie di atti persecutori, dalle telefonate agli sms, per poi installare un gps sull'auto dell'ex partner pescarese, scoperto dal padre della vittima.
Ma non solo: è riuscito a procurarsi una copia delle chiavi di casa sua, per poter entrare e uscire a suo piacimento. Ed è stata proprio durante una visita inaspettata, all'inizio della scorsa estate, che la delusione per un amore finito si è trasformato in violenza, con l'aggressore che ha picchiato prima la vittima e poi sua madre, facendola cadere per le scale e provocandole la frattura dell'omero. Per quest’ultimo episodio, F.C., dovrà ripresentarsi in aula il prossimo 27 febbraio per rispondere delle accuse di stalking e lesioni personali.
Proprio per questo fatti, dopo l'intervento dell'autorità giudiziaria, l’uomo era stato sottoposto agli arresti domiciliari, che non ha però fermato l'escalation di violenza e minacce, innescando il secondo filone d’inchiesta, con le accuse, costate ieri la condanna a 3 anni, di evasione dai domiciliari, violazione di domicilio, danneggiamento, minacce e uccisione di animale. A finire nel mirino di F.C., sono stati gli amici della vittima, che nel frattempo sono diventati testimoni del processo. Nonostante che si trovasse ai domiciliari, in più circostanze li ha minacciati telefonicamente, assicurando ritorsioni contro di loro, familiari e figli in caso di dichiarazioni a lui sfavorevoli. E dalle parole, in una notte di fine luglio è passato ai fatti: è evaso, ha raggiunto la vettura di uno dei testimoni e gli ha bucato tutti e quattro gli pneumatici. Poi è andato a casa di un altro testimone, è entrato nel recinto e ha distrutto tutto quello che c'era al suo interno, prima di prendersela con il suo cane, torturandolo e impiccandolo al cancello con una corda che si era portato da casa. A chiamare la polizia sono stati alcuni vicini che hanno visto e sentito quanto accedeva: gli agenti non l'hanno colto in flagranza di reato, ma quando si sono presentati a casa sua all'Aquila non ce l'hanno trovato.
E allora i domiciliari si sono trasformati in reclusione in carcere. Dopo otto mesi d'indagini, ieri mattina il primo verdetto, che oltre a risarcire le persone offese ha soddisfatto le associazioni animaliste Anpana e Nogez, difese dalle avvocate Silvia Scipione e Monica Scutti dello studio BSmart Legal & Consulting, oltre alla Lega Nazionale del Cane, anch'essa costituita come parte civile. Il giovane è stato ricondotto in carcere a San Donato. Il 27 febbraio, sarà di nuovo in aula.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

