Minaccia la sua compagna: «Aiutami a uccidere il tuo ex» Ma il piano di morte fallisce

Un 43enne pescarese vuole costringere la donna a partecipare all’agguato L’arresto di un complice che deve portare la pistola fa saltare l’imboscata
FRANCAVILLA. A suon di botte e minacce con il coltello, voleva costringere la convivente a uccidere l’ex compagno. Ma il piano di morte architettato da un pescarese di 43 anni è fallito. Ora l’aspirante killer, di cui non indichiamo il nome per tutelare l’identità della vittima, è accusato di maltrattamenti in famiglia, violenza privata, induzione alla prostituzione e violenza o minaccia per costringere qualcuno a commettere un reato. Il sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Lucia Anna Campo ha chiesto il processo: l’udienza preliminare è in programma il prossimo 6 settembre davanti al giudice Andrea Di Berardino. Le indagini sono state condotte dai carabinieri della stazione di Francavilla. L’imputato, difeso dall’avvocato Alessandro Mascitelli, avrà modo di respingere gli addebiti e fornire la sua versione dei fatti. La vittima, 38 anni, assistita dall’avvocato Maria Teresa Salbitani, potrà invece costituirsi parte civile e chiedere i danni.
VITA DA INCUBO
Le vessazioni sono andate avanti fino al maggio del 2021 in una casa di Francavilla. In base all’accusa, l’imputato ha minacciato di morte e picchiato la convivente per obbligarla «a coadiuvarlo per tendere un agguato al fine di uccidere un uomo con il quale la donna aveva avuto una relazione sentimentale dalla quale era nata una figlia». Ma una terza persona, che avrebbe dovuto procurare all’imputato una pistola, è stata arrestata per alcune pendenze giudiziarie. E il disegno criminale è andato a monte.
I MALTRATTAMENTI
Il quarantatreenne si è reso protagonista di «atti lesivi dell’integrità, della libertà e dell’onore della compagna», prevaricandola «con un atteggiamento violento e minaccioso, spesso alimentato dall’assunzione smodata di alcol e di cocaina». Lui la offendeva e terrorizzava in ogni modo: «Ti uccido», «Ti metto sotto con la macchina», «Non vali niente». E giù una valanga di insulti irripetibili. Le intimidazioni sono state spesso accompagnate «brandendo un coltello, spingendola, trascinandola e schiaffeggiandola, intimorendola con il prendere a cali mobili e elettrodomestici in casa». Tutto questo avveniva anche alla presenza delle figlie di 6, 12 e 14 anni. Non è finita qui, perché l’imputato non le permetteva di uscire di casa se non in sua presenza. Come se non bastasse, il quarantatreenne ha preteso che la compagna cacciasse di casa la figlia avuta dalla precedente relazione, «minacciandola ripetutamente di morte, anche brandendo un grosso coltello da cucina e dicendo alla donna che, qualora non lo avesse assecondato, le avrebbe uccise entrambe facendole a pezzetti».
COSTRETTA A FARE SESSO
L’aspirante killer ha anche indotto la vittima alla prostituzione, obbligandola con percosse e minacce, «pure tramite un coltello da cucina», a rapporti sessuali con altri uomini che di volta in volta le procacciava su internet.
LA DENUNCIA
Le indagini sono scattate dopo un intervento dei carabinieri per una lite tra la coppia. Davanti ai militari dell’Arma, che hanno sequestrato anche un coltello, la vittima ha deciso di vuotare il sacco e raccontare il suo incubo quotidiano. Agli atti dell’inchiesta è finita una consulenza dell’ingegnere informatico Davide Ortolano, che ha analizzato il contenuto del cellulare e del computer dell’imputato.
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