«Mio fratello morì a soli 16 anni»

Agostino Sacco parla di Antonio, la vittima più giovane del disastro
MANOPPELLO. «Sono rimasto tre giorni e tre notti davanti alla miniera, a vegliare mio fratello sepolto dentro al Bois du Cazier e ad aspettare il ritorno di mamma e papà che erano stati portati in ospedale perché si erano sentiti male. Sarei morto di fame se non mi avessero soccorso».
Sono passati 65 anni dalla tragedia di Marcinelle, ma il dolore di Agostino Sacco, 78 anni, fratello di Antonio, inghiottito a 16 anni da uno dei pozzi a quasi mille metri di profondità, è bruciante come sale su una ferita aperta.
Sacco, originario di Cervinara, in provincia di Avellino, ma residente in Belgio a Montigny-le Tilleul con la moglie Nadine Coyette e i figli Marco e Isabella e un nipote di 22 anni che si chiama Antonio, in omaggio allo scomparso, ha portato la sua personale testinonianza a Manoppello dove torna ogni anno per commemorare i morti della miniera. Nel 1956 aveva tredici anni, tre meno del fratello morto nel devastante incendio in cui solo 13 persone si salvarono. E viveva a Marcinelle con papà Marco e Maria Fantasia (anche genitori di Domenico, il primogenito) che hanno voluto seppellire Antonio a Cerminara. «Quel giorno ero a scuola», racconta l’ex barbiere ed ex operaio in una impresa di pulizie e poi vigilante, «verso le 8 e mezzo ci dissero che chi aveva i parenti che lavoravano in miniera doveva rientrare a casa. Capii che era successo qualcosa. Si udiva in lontananza il suono delle sirene, gli urli. Mi recai in miniera e trovai mia madre distesa per terra, svenuta. Fu caricata in ambulanza e portata in ospedale, con lei andò mio padre». Il piccolo Agostino rimase solo. «Per tre giorni e tre notti non mi mossi dalla miniera, alla fine arrivò una donna che mi riconobbe e mi chiese: cosa ci fai qui? Risposi: aspetto mamma e papà. Mi portò a casa sua e mi rifocillò. Senza di lei sarei morto. Non vidi più mio fratello e i miei genitori mi occupai io di loro». Antonio Sacco, a cui è stata intitolata una delle sale delle celebrazioni a Manoppello, lavorava in miniera da qualche mese. «Ma io non lo sapevo», rivela Agostino, «lo scoprii un giorno perché portò a casa la carne in tavola, alimento che pochi potevano permettersi».

