Mistero sui sacchi lasciati lungo il fiume

Scoperti 25 contenitori abbandonati pieni di rifiuti speciali, poi rimossi. Di Pillo (M5S): «Il Comune faccia subito chiarezza»
PESCARA. Cosa contenevano quei 25 sacchi bianchi con la scritta «R», cioè rifiuti speciali, abbandonati e poi rimossi lungo il fiume Pescara? È un mistero. Nessuno fornisce spiegazioni su questa questione, neppure il Comune interpellato al riguardo.
La vicenda parte da alcuni giorni fa con la segnalazione di un cittadino al consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Massimiliano Di Pillo. «A seguito di quella segnalazione», racconta, «ho scoperto che sulle sponde del fiume Pescara, all’altezza del canile municipale e a pochi passi dalla pista ciclabile, erano stati depositati 25 sacchi bianchi con il simbolo di rifiuto speciale. Avvisata telefonicamente la sala operativa della polizia municipale, la stessa mi consigliava di contattare la società Attiva. Ho deciso, invece, di chiamare un maggiore dei vigili urbani avvisandolo della gravità di ciò che avevo rinvenuto a pochi passi dalle sponde del fiume».
«Qualcuno», dice Di Pillo, «mi ha detto che si trattava di resti di baracche con tetti in Eternit adibite a stalle per cavalli. Secondo una fonte del Comune, ci sarebbe stata lana di vetro ed Eternit e l’impresa che avrebbe scaricato quel materiale sarebbe stata rintracciata e successivamente sanzionata».
Ma il consigliere dei 5 Stelle non ci vede chiaro in questa spiegazione. «Questa versione», afferma, «contrasta con quanto da me scoperto attraverso un accesso agli atti, da cui emerge che la polizia municipale non può rispondere ai miei quesiti su questa scoperta, poiché ci sarebbe un’indagine in corso coperta da segreto istruttorio».
La risposta del Comune, arrivata dal maggiore dei vigili Adamo Agostinone, in effetti non fa chiarezza. In poche righe, l’ufficiale della polizia municipale, rispondendo ad una richiesta di accesso agli atti del consigliere, fa presente che «è pendente un procedimento penale per i reati di cui agli articoli 256 del decreto legislativo 152, del 2006, 544 bis e 727 del Codice penale». «Il procedimento penale», conclude Agostinone, «è iscritto nel registro delle notizie di reato». Il nome del presunto colpevole è invece coperto da omissis.
«A questo punto lo scenario si fa surreale», osserva Di Pillo, «l’articolo 544 bis riguarda chi “usa crudeltà o provoca lesione ad un animale”, mentre il 727 fa riferimento a “chiunque abbandona animali domestici”. Tutti e due i reati sono punibili con ammende e quest’ultimo anche con l’arresto fino ad un anno di reclusione».
«Allora», si chiede il consigliere, «cosa c’era davvero dentro quei sacchi? Animali morti nelle baracche e abbandonati sulle sponde del fiume, o lana di vetro ed Eternit? Se fosse vero che quei sacchi erano lì da febbraio scorso, dovremmo ritenerci fortunati che una piena del fiume non abbia portato via quei contenitori facendoli approdare sulle nostre spiagge». «Oggi i sacchi sono stati rimossi», conclude, «mi chiedo anche che fine abbiano fatto. È necessario andare a fondo in questa storia e non mi fermerò davanti a un diniego di leggere le carte».
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