Mobili pagati e mai ricevuti L’altra beffa di Mercatone Uno

Sono già una ventina i clienti che negli ultimi giorni si sono rivolti all’associazione Consumatori Il legale: hanno saldato o avviato finanziamenti, ma la merce è nei centri commerciali chiusi
PESCARA. Quella a cui è andata peggio è la famiglia alla quale hanno smontato la cucina il 25 maggio: il giorno dopo l’azienda ha chiuso i battenti, nessuno è arrivato a montare la cucina nuova, e la casa è rimasta senza fornelli, lavandino, frigorifero e via dicendo. Al dramma dei lavoratori messi in strada dal fallimento della Sernon Holding, che da otto mesi gestiva il marchio Mercatone Uno, si aggiunge quello di chi ha pagato in tutto o in parte merce mai ricevuta.
Tavoli, armadi, sedie e tavoli che da giorni sono fermi nei depositi sigillati. Il caso della famiglia rimasta senza cucina è il più eclatante, ma si contano quantomeno a decine quanti, in Abruzzo, non sanno cosa ne sarà di acconti versati e contratti sottoscritti con finanziarie. A portare all’attenzione dell’opinione pubblica l’altra faccia spiacevole della vicenda Mercatone, che da giorni a San Giovanni Teatino vede protestare i 30 dipendenti dello stabilimento locale, è l’Associazione consumatori e utenti (Acu): «Nel giro di pochissimi giorni», spiega l’avvocato pescarese Luigi Di Corcia, presidente regionale Acu, «sono state una ventina le persone che si sono rivolte a noi, venendo direttamente in sede a Pescara o contattandoci on line. Stime precise non è possibile farne, ma considerando che probabilmente ci chiameranno ancora, e che in tanti si saranno rivolti ad altre associazioni o avvocati, qui e nelle altre zone d’Abruzzo, è impossibile stabilire l’entità precisa delle persone coinvolte, ma di certo sono tantissime. È un problema», sottolinea l’avvocato Di Corcia, «che pur coinvolgendo tanti cittadini, è passato completamente inosservato. In molti hanno la merce già pagata depositata nei centri commerciali chiusi», continua il presidente Acu, «ma c’è anche chi ha sottoscritto una finanziaria, e rischia di dover pagare per beni che non ha la certezza di ricevere».
Le cifre in ballo sono sempre sopra al migliaio di euro. C’è ad esempio chi ha anticipato 770 euro per una cameretta per bambini, e doveva versarne altrettanti alla consegna. Chi ha versato 1.100 euro per una camera da letto e si è impegnato con una finanziaria per altri 2.200 euro. Oppure chi ha firmato un contratto con una finanziaria per 2.500 euro per rinnovare la cucina.
«Una delle strade che stiamo percorrendo è quella dell’apertura di un tavolo politico da affiancare alla vertenza che riguarda i lavoratori», dice Di Corcia, «visto che il tavolo è stato aperto presso il ministero dell’Economia, abbiamo chiesto di interessarsi alla questione il consigliere regionale del Movimento 5 stelle, Domenico Pettinari, per una questione di vicinanza politica al ministro Luigi Di Maio, visto che la nostra associazione è apolitica. È una battaglia appena iniziata, questa in difesa dei consumatori», continua l’avvocato pescarese, «tra le richieste c’è innanzitutto quella di far entrare in possesso della merce chi ha già pagato per intero, mentre si potrebbe concordare con la curatela fallimentare la consegna dei beni pagati parzialmente: in questo modo, saldando poi l’intero ammontare della spesa, per incassare liquidità. Se la questione non si sblocca a breve, bisognerà vedere cosa accadrebbe con il subentro di un’eventuale nuova proprietà».
I clienti rimasti a bocca asciutta aspettano quindi anch’essi risposte, come i lavoratori dei dipendenti dello stabilimento di San Giovanni Teatino e degli altri punti vendita in Italia, che in questi giorni continuano a portare avanti sit in di protesta per il proprio posto di lavoro.
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