Montagne di rifiuti abbandonati Scatta l’allarme nell’ex discarica

A pochi giorni dall’annuncio della bonifica, da parte della giunta, riprendono gli scarichi abusivi I consiglieri del Pd: «Basta interventi non risolutivi, ora bisogna rimuovere e delocalizzare tutto»
MONTESILVANO. Da un lato c’è il contratto di fiume, il patto tra 9 Comuni che sognano di trasformare il bacino Tavo-Fino-Saline da problema a risorsa, dall’altro però ci sono le discariche abusive, che spuntano incessantemente, e la bomba ecologica di Villa Carmine, che continua a rappresentare una minaccia per l’ambiente.
A pochi giorni dalla sottoscrizione del patto da parte della giunta De Martinis, il cui assessore Deborah Comardi ha annunciato interventi per bonificare l’ex discarica e dar vita a un parco fluviale, l’iniziativa desta qualche perplessità da parte del gruppo consiliare del Pd. Sono stati i consiglieri dem Romina Di Costanzo e Antonio Saccone a sollevare il tema, promuovendo un sopralluogo nelle vicinanze della montagna alta 27 metri e composta da 300 mila metri cubi di rifiuti. Un luogo dove, nonostante cancelli e fototrappole promosse dall’amministrazione comunale, gli incivili continuano a scaricare rifiuti senza sosta. Proprio questa settimana sono avvenuti gli ultimi due depositi illegali, uno composto da decine e decine di pneumatici, l’altro da mobili e materiali ingombranti di ogni genere, abbandonati a pochi passi dal fiume e dall’ex discarica.
E intanto si attende la bonifica da anni. «Abbiamo convocato più volte commissioni di garanzia sul tema», commenta il consigliere Saccone, «invitando i referenti del Comune, Regione e soggetto attuatore Arap, ma al di là degli esponenti comunali, mai nessuno si è presentato». Il Pd ricorda che erano state tre le soluzioni presentate dallo studio commissionato da Arap all’Università di Siena per la bonifica del sito, di cui la rimozione totale, seppure più onerosa, sarebbe stata la scelta ottimale. Ora che è arrivato il contratto di fiume, però, la consigliera Di Costanzo, pur avendolo proposto lei stessa nel 2013 all'allora sindaco Di Mattia, mostra delle perplessità.
«Ricordo che è uno strumento volontario di programmazione strategica basato sulla negoziazione e partecipazione che prevede un’ampia mobilitazione degli attori locali al fine di individuare un piano d’azione condiviso», commenta. «Nel nostro caso è mancata la concreta elaborazione strategica da parte di tutti gli operatori, pubblici e privati della comunità locale». Sulla soluzione individuata nel contratto di fiume per l’ex discarica, ossia l’incapsulamento della montagna di rifiuti, che Di Costanzo definisce «un nuovo sarcofago», la consigliera ricorda che l’Arta nel 2020 aveva rilasciato un parere in cui rilevava «la carenza di un approfondimento della specificità del sito, in adiacenza al corso d’acqua che potrebbe erodere il bordo di terrazzo», evidenziando quale «migliore soluzione la delocalizzazione della discarica con rimozione dei rifiuti».
«Ancora una volta spacciamo per grandi opere, che nel passato erano tollerabili per la mancanza di fondi, interventi costosi e non risolutivi», conclude, «con il solo obiettivo di spendere senza criterio i soldi pubblici».
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