Montesilvano e Spoltore contro Masci: «Pescara vuole solo un’annessione»

De Martinis va all’attacco: «Gli assessori nei quattro municipi sono necessari» È scontro anche sul nome: «Sull’aggettivo “Nuova” non possiamo cedere»
PESCARA. «Noi stiamo lottando con le unghie e con i denti contro una presunzione infinita; noi vogliamo trovare soluzioni che mettano d’accordo tutti ma senza penalizzare i territori; noi vogliamo municipi che garantiscano il decentramento e siano utili per i cittadini». Ottavio De Martinis, sindaco di Montesilvano della Lega, parla al plurale e, quando dice «noi», intende un asse tra Montesilvano e Spoltore contro Pescara. È scontro sulla fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore in vista dell’assemblea costitutiva del 4 settembre prossimo chiamata a votare lo statuto, cioè la “Costituzione” della città allargata a 180mila residenti. Ormai gli schemi della politica sono saltati: Montesilvano, centrodestra, e Spoltore, con il sindaco Pd Chiara Trulli, sono alleate contro Pescara.
«Qualcuno vuole rigirare la frittata e usa l’arma del populismo al contrario», dice De Martinis il giorno dopo l’atto di accusa del sindaco Carlo Masci che ha parlato di «poltronificio» e ha annunciato che la bozza di statuto da 150 politici non passerà: «Il decentramento è fondamentale, mentre Pescara vuole soltanto l’annessione di Montesilvano e Spoltore», afferma De Martinis.
La bozza di statuto che arriverà in aula tra 12 giorni prevede, oltre a sindaco del Comune di Nuova Pescara, al consiglio comunale con 32 rappresentanti e alla giunta da almeno 10 assessori, anche 4 municipi: Spoltore con 16 consiglieri e un presidente, tutti eletti dai cittadini, e una giunta da 4 assessori; poi, Montesilvano, Pescara nord e Pescara sud con 24 consiglieri e un presidente a testa e 4 assessori. Sulle giunte municipali però non c’è accordo e in assemblea sarà un muro contro muro: Pescara non vuole gli assessori municipali e preme anche per ridurre i consiglieri (12 a Spoltore e 16 negli altri tre municipi); per Montesilvano e Spoltore, invece, le giunte sono necessarie e i consigli di municipio non si possono ridimensionare. «Se il referendum sulla fusione, che risale al 2014, venisse riproposto oggi nessuno voterebbe a favore», dice De Martinis, «giro per la città e sento gli umori della gente: nel 2014 c’era l’ascesa del M5S con il vento dell’antipolitica. Adesso, quei tempi sono passati. E poi il presunto “poltronificio” di cui parlano Masci e i Cinquestelle non esiste ma garantisce il decentramento e i servizi ai cittadini». Comunque, osserva De Martinis, se gli incarichi crescono «è perché Pescara si aumenta i consiglieri, 50 in più con due municipi».
De Martinis e Trulli proprio non ci credono ai benefici della fusione: «Pensiamo che sia un processo che, se si potesse evitare, sarebbe meglio ma nonostante questo, visto che esiste una legge regionale, abbiamo lavorato con coscienza per raggiungere un equilibrio ma a condizione che il territorio sia rispettato, che tutti i cittadini, anche quelli di Montesilvano e Spoltore, siano tutelati e che la fusione non sia una annessione. Sui benefici della Nuova Pescara, poi, restiamo titubanti».
Sul nome Nuova Pescara, De Martinis e Trulli non vogliono cedere: «L’aggettivo “Nuova” serve a dare l’idea di una città diversa dal passato. E poi il nome Nuova Pescara non l’abbiamo inventato noi: c’era già nel referendum». L’amministrazione Masci, invece, preferisce conservare ed estendere l’attuale denominazione: una Pescara in versione maxi.
Dopo l’assemblea del 4 settembre, ce ne saranno altre due: è necessario approvare la bozza di statuto entro il 30 settembre altrimenti la Nuova Pescara potrebbe scattare già dal 2024 anziché dal 2027.

