Moro, l’uomo e lo statista raccontati in un convegno

MONTESILVANO. L’uomo Aldo Moro, prima che il politico. Un grande protagonista di una stagione importante della nostra Storia. Nel giorno dell'anniversario del sequestro del presidente della Dc, il...
MONTESILVANO. L’uomo Aldo Moro, prima che il politico. Un grande protagonista di una stagione importante della nostra Storia. Nel giorno dell'anniversario del sequestro del presidente della Dc, il Comune di Montesilvano ha aperto le sue porte a un appuntamento organizzato in collaborazione con l’Università della Terza Età. La figura di Aldo Moro, le sue idee, le speranze, le intuizioni. Il rapimento e l’uccisione da parte delle Brigate Rosse, il ritrovamento del corpo dell’onorevole Moro nella Renault 4 rossa in via Caetani. Luci e ombre di una vicenda che ha segnato l’Italia. Tutto questo è stato al centro del convegno, durante il quale è stato presentato il libro di Licio Di Biase “I Tempi di Aldo Moro". Ospite d'eccezione, il giornalista Lorenzo Labarile, direttore di Rete 8, per molti anni addetto stampa di Moro. »Era il 16 marzo 1978 quando iniziò la prigionia di Moro. Abbiamo voluto ricordarlo nella sala consiliare del Comune, la sala dei cittadini», ha dichiarato l’assessore Maria Rosaria Parlione. «È il politico di cui si è parlato più di ogni altro, dagli anni Settanta in poi. Con questo libro ridiamo la parola allo statista». La folta platea è stata affascinata dall’intervento di Labarile, che ha regalato aneddoti e riflessioni su un personaggio conosciuto molto da vicino. «Vi vorrei presentare l'uomo Aldo Moro» ha spiegato. L'incursione garbata di Moro nell'agenzia di stampa di via Po 42; il cablogramma che annunciava la probabilità di un’operazione terroristica; il bar di Tullio Olivetti; la telefonata delle Brigate Rosse a Franco Tritto. Tanti gli episodi raccontati. «Quando si parla di Moro più si scava e più si trovano cose che non si comprendono. Era un uomo garbato, buono. Lungimirante. Umile, come tutti i grandi», ha aggiunto il giornalista. «Personaggi che guardano lontano, al futuro, e vivono una vita semplice». «Far conoscere ai più giovani una pagina della nostra storia recente e di testimoniare l'azione di suo un grande protagonista». Questo il motore che ha spinto Di Biase a scrivere il volume. «Viene ricordato come il personaggio che ha sempre stimolato grandi riflessioni e che riusciva a superare i conflitti. È stato l’uomo della moderazione e dell’attenzione, che riusciva a leggere le vicende del nostro Paese», ha sottolineato l’autore. Il libro si chiude con lo scritto, a poche ore dal rapimento, di Bartolo Ciccardini, dirigente della Democrazia Cristiana. Toccanti parole che sono state lette dall’attore Milo Vallone a conclusione dell’incontro. In Parlamento, quel giorno, c’era il silenzio sommesso «che precede le funzioni funebri». Si votò la fiducia, tra le «manifestazioni di solidarietà dell'Italia buona e coraggiosa dei momenti difficili». (r.a.b.)
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