Morta alla stazione dopo lo stupro: il Dna incastra l’imputato

La violenza su Anna Carlini: respinto il tentativo della difesa del romeno sotto accusa di non utilizzare la prova genetica
PESCARA. Una delle principali prove dell'accusa, quella del Dna, resterà nel processo che vede imputato il romeno Nelu Ciuraru, accusato di aver stuprato e lasciato morire nel tunnel della stazione, la povera Anna Carlini, la donna di 33 anni, affetta da disturbi psichici, ritrovata morta la mattina del 30 agosto 2017.
All'inizio dell'udienza di ieri, processo nel quale è imputato anche il connazionale di Ciuraru, Lajos Robert Cioragariu, accusato soltanto di omissione di soccorso, il presidente del Collegio, Maria Michela Di Fine, ha sciolto la riserva sulla eccezione avanzata nella scorsa udienza dalla difesa di Ciuraru: di disporre la inutilizzabilità o la nullità della prova del Dna.
Era una questione puramente tecnica, collegata a una presunta mancanza di notifica del procedimento della perizia genetica sul Dna prelevato a Ciuraru, per poi compararlo con quello ritrovato sulla vittima.
Ma, così come era stato detto già nella scorsa udienza dal pm Rosangela Di Stefano, quando venne eseguita l'estrazione del Dna dal corpo di Anna, non era necessario avvisare nessuno, anche perché, come ha ribadito ieri anche il Collegio, al momento dell'estrazione non c'erano ancora indagati, motivo per cui questa eccezione, secondo il tribunale, è da ritenersi infondata.
Ecco dunque che la prova regina del processo, e cioè il Dna dell'imputato evidenziato nel tampone eseguito dal medico legale Cristian D'Ovidio sul corpo di Anna Carlini, dimostra che Ciuraru ha avuto un rapporto con la vittima.
Il romeno era stato raggiunto soltanto dopo dal mandato di cattura internazionale in quanto non si trovava più in Italia quando il gip emise la misura cautelare per la violenza sessuale.
Anna quella notte l'aveva passata in quel tunnel che è un rifugio per disperati e senzatetto dove si trova di tutto. E quella notte ad Anna, che per i suoi problemi psichici aveva preso come al solito delle specifiche medicine, venne fatto assumere alcol del quale lei, come sostenuto dai vari testimoni, non aveva mai fatto uso. Quello di medicine e alcol si dimostrò un micidiale mix che la portò alla morte. Un'agonia che è durata diverse ore e quindi, se qualcuno avesse chiamato il 118 in quelle ore che precedettero la morte, Anna poteva salvarsi. E invece, dopo averla violentata, la vittima venne lasciata morire su di una brandina in quel tunnel fra l'indifferenza di tutti.
Ma ci sono due testimoni, anche loro stranieri, che la pubblica accusa sta rintracciando nonostante che fossero già stati sentiti in un incidente probatorio (poi reso nullo per Ciuraru): due testi che videro Ciuraru abusare di Anna.
Ieri è stato sentito un solo testimone, Stefano Marinucci, compagno della sorella di Anna, che in quel tunnel fece il riconoscimento della vittima. La prossima udienza è stata invece fissata al primo ottobre, quando dovranno essere sentiti i testi della difesa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

