Morta la vedova Camplone pasticceria Caprice in lutto

Anna Margherita Nait, moglie di Tullio fondatore dello storico bar, aveva 84 anni L’amico-collaboratore: «Una famiglia speciale, lei era una donna perfetta»
PESCARA. Con il marito Tullio Camploneha condiviso tutto, dal 1954 in poi, non solo nella vita ma anche nel lavoro, e con la sua morte se ne va un altro pilastro della nota famiglia di pasticceri, parte integrante della storia recente di Pescara. Anna Margherita Nait, vedova di Tullio Camplone, madre di Tommaso e Fabrizio, è morta ieri a 84 anni, dopo un periodo di malattia. Saracinesche abbassate per lutto, in piazza Garibaldi, da “Caprice”, dove la donna si faceva vedere fino a qualche tempo fa, essendo ancora molto legata alla straordinaria realtà creata dal marito Tullio e portata avanti dal figlio Fabrizio, che ha ereditato le capacità del padre.
A questa donna, descritta da chi la conosceva come «una grande e instancabile lavoratrice, molto legata al marito», era stato anche dedicato uno dei dolci preparati nel laboratorio della pasticceria, il “Dolce Florita”, nome che deriva da «un fiore per Rita». La ricorda con grandissimo affetto e una stima sconfinata Giovanni Caramanico, che oggi ha 84 anni e fino a 22 anni fa ha lavorato per i Camplone. «È una famiglia unica, davvero speciale», dice con slancio, «a Pescara non ci sono altre famiglie così e non ci sono altre pasticcerie che assicurano questa produzione. Lei era una donna perfetta, e anche il marito era bravissimo. Per me non erano “i padroni” ma degli amici e sono rimasto con loro 17 anni. Ricordo che lavoravo altrove quando Tullio Camplone mi chiamò e mi chiese di affiancarlo, di collaborare con lui. Io accettai e all’inizio l’attività era piccola, ma poi si è ampliata, in piazza Garibaldi, con il laboratorio in via Sacco. Io dirigevo il laboratorio, con me c’erano altre cinque o sei persone, e da parte dei Camplone la fiducia è sempre stata massima, non mi sentivo controllato, anzi era chiaro che riconoscevano ciò che facevo e mi volevano bene. La signora era brava, certo che era brava, e anche buona e simpatica», dice ancora come se non trovasse abbastanza aggettivi. Il legame di allora non si è affievolito con il passare del tempo. «Ancora oggi sento Fabrizio Camplone», continua, «mi chiama e quando vado a trovarlo mi fa assaggiare le sue produzioni, che io trovo speciali. E il rapporto che ho avuto con i genitori lo sento ancora forte con lui e con la moglie Antonella». Caramanico ha vissuto in prima persona l’ascesa dei Camplone e ci tiene che si sappia. «Abbiamo fatto dei dolci brevettati», ricorda con orgoglio parlando della “Presentosa” e del “Dolce Florita”. «Qui a Pescara è stato creato qualcosa che non esisteva (la pasticceria ha aperto nel 1957) e Fabrizio ha fatto ancora di più».
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