Morta nel tunnel dopo la violenza: stop ai testi, sentenza il 4 novembre

PESCARA. Si conoscerà il prossimo 4 novembre la sentenza a carico dei due imputati romeni, ritenuti responsabili della morte di Anna Carlini, la donna di 33 anni, affetta da problemi psichici,...
PESCARA. Si conoscerà il prossimo 4 novembre la sentenza a carico dei due imputati romeni, ritenuti responsabili della morte di Anna Carlini, la donna di 33 anni, affetta da problemi psichici, stuprata e ritrovata senza vita il 30 agosto del 2017 nel tunnel della stazione ferroviaria, all'epoca ricovero di senzatetto e vagabondi.
Nelu Ciuraru è attualmente in carcere (colpito dalla misura cautelare per la violenza sessuale, accusato anche di omissione di soccorso) e ieri era presente in aula, mentre Lajos Robert Cioragariu, ieri assente, è attualmente libero e risponde soltanto di omissione di soccorso, che ha poi portato alla morte di Anna. L'udienza di ieri è infatti andata avanti molto velocemente proprio per l'assenza degli ultimi testi, compresi i due connazionali, uno dei quali testimone oculare della violenza subìta dalla povera Anna, che attualmente si trovano all'estero e che non si sono presentati. Il collegio, però, proprio sulla scorta della fase dibattimentale portata avanti, delle prove acquisite e tenuto conto della imminente scadenza dei termini di carcerazione, ha ritenuto che la prova testimoniale dei due romeni assenti possa ritenersi «non necessaria» e quindi ha revocato la prova. E sempre ieri c'è stato il "balletto" di Ciuraru, principale imputato che doveva sottoporsi all'interrogatorio di alcune delle parti civili e della sua difesa, e che finora non ha mai voluto parlare, neppure in sede di convalida dell'arresto.
Prima ha espresso il desiderio di rispondere alle domande, poi, dopo la prima posta dal legale della madre di Anna, ha preferito fare un passo indietro. Pensava che per rispondere potesse leggere una sorta di memoria difensiva che aveva stilato nei giorni scorsi per spiegare che cosa sarebbe accaduto quella notte, ovviamente secondo la sua ricostruzione, ma il presidente glielo ha impedito: «Se accetta l'interrogatorio, deve rispondere alle domande», e quindi Ciuraru ha preferito fare retromarcia e far depositare al collegio quella memoria, della quale nessuno ha ricevuto copia. E dunque il 4 si andrà alla discussione con l'accusa, rappresentata dal pm Rosangela Di Stefano, che comunque ha dalla sua una serie di elementi inconfutabili, primo fra tutti la prova genetica. Il perito, infatti, stabilì che il Dna ritrovato nel corpo di Anna, riferito alla violenza sessuale subìta, è compatibile con il Dna di Ciuraru. Non solo, ma ci sono anche le testimonianze dei due testi romeni acquisite nel corso dell'incidente probatorio che venne annullato per Ciuraru, ma resta nel fascicolo per Cioragariu. In più il pm è riuscita a far acquisire le dichiarazioni rese da un altro romeno che quella notte era presente nel tunnel e vide Ciuraru vicino ad Anna.
«Vidi la ragazza», disse Valentin Marius alla polizia, «stesa su un lettino da mare utilizzato come letto con accanto un ragazzo romeno di nome Robert, che la stava accarezzando sulle spalle, mentre la donna si stava passando una mano sulla fronte come se stesse male». E dopo essere uscito dal tunnel, vi fece ritorno qualche tempo dopo notando che «la donna non era più sul lettino, ma era stesa a terra su una coperta mentre accanto c'era Nelu». Poi, intorno alle 4 del mattino, ci fu un trambusto per il furto di un cellulare a uno degli ospiti del tunnel e Marius notava Anna che non si muoveva. «Nei giorni successivi», disse ancora a verbale, «nel centro di accoglienza sono stato informato da un mio amico Mamadou Bha», uno dei due romeni che non è venuto a testimoniare, «che la donna nella nottata era stata abusata sessualmente da Nelu e che l'amplesso era stato notato da Ibrah Diallo», cioè l'altro romeno assente, ma che rese testimonianza nell'incidente probatorio.

