Morta nel tunnel, in 2 a giudizio La famiglia: niente sconti di pena

Padre, madre, figli e sorelle della vittima – Anna Carlini – hanno chiesto i danni ai romeni imputati Flash mob davanti al tribunale di parenti e rappresentanti Cgil: «Fu un omicidio, vogliamo giustizia»
PESCARA. Verranno processati il 30 gennaio prossimo i due romeni che provocarono la morte di Anna Carlini, la giovane donna di 35 anni, stuprata e lasciata morire nel tunnel della stazione di Pescara il 30 maggio del 2017. La vittima, con problemi psichici, subì una brutale violenza da uno dei due imputati e poi venne lasciata agonizzante su una brandina quando sarebbe bastata una telefonata, anche anonima, al 118 per salvarle la vita. Letale fu il mix di farmaci, che la donna assumeva per la sua patologia, insieme all’alcol che le venne somministrato.
Ieri in aula, davanti al giudice per l’udienza preliminare Gianluca Sarandrea, che ha disposto il rinvio a giudizio dei due, era presente soltanto lo stupratore, Nelu Ciuraru, estradato qualche tempo fa dalla Romania dove era stato arrestato per altre vicende.
L’altro imputato, Robert Cioragariu (attualmente detenuto a Viterbo per questioni diverse) ha preferito non essere presente, così come non era presente neppure il suo legale, sostituito da un difensore d’ufficio. Tutta la famiglia della vittima, padre, madre, figli e le due sorelle, ognuno con un proprio legale, ieri si è costituita parte civile chiedendo un risarcimento che complessivamente dovrebbe aggirarsi intorno ai 500mila euro, ma del quale si occuperà adesso il collegio del tribunale.
Le accuse contestate ai due imputati sono di omissione di soccorso aggravata per entrambi, con l’aggiunta per Ciuraru della violenza sessuale che gli costò l’ordinanza di custodia cautelare e il mandato di cattura internazionale.
Ed è proprio su questo punto che il suo legale, Leone Di Giannantonio, ha proposto una eccezione preliminare che è stata peraltro accolta dal gup, ma che però non ha avuto seguito visto che inaspettatamente il legale, invece di scegliere a quel punto la strada del rito abbreviato, ha optato per il rito ordinario. Con quell’eccezione ritenuta fondata (perché aveva leso il diritto alla difesa del romeno nell’incidente probatorio al quale non partecipò) il difensore era riuscito a far uscire dal processo l’importante passaggio dell’incidente probatorio ottenuto dal pm Rosangela Di Stefano, con il quale erano state cristallizzate le testimonianze di chi quella notte vide Anna con i due imputati e soprattutto assistette alla violenza sessuale sulla donna. Carte che non saranno valide per Ciuraru, ma che entreranno comunque per l’altro imputato. L’avvocato Carlo Corradi, che rappresenta la sorella della vittima, Isabella Martello, ieri ha tentato in extremis, senza riuscirvi, di far cambiare il capo di imputazione per aggiungere il reato di omicidio. «Il perché», ha spiegato il legale, «sta proprio nella relazione del medico legale che afferma che Ciuraru, premendo con il suo peso sul petto della vittima, le ha impedito di respirare. Così come l’autopsia riporta la descrizione delle violenze subite da Anna e presenti sul suo corpo».
Fuori del tribunale c’era stato un flash mob della famiglia con rappresentanti della Cgil. Le donne avevano un cartello con su scritto: “Giustizia per Anna. Stupro = omicidio”.
«Nel capo di imputazione», dice Isabella Martello, «vengono contestati i reati di violenza sessuale e omissione di soccorso, ma questa cosa è inaccettabile perché Anna è stata uccisa e noi vogliamo la verità».
«Chi deve pagare», ha aggiunto la sorella, «è giusto che paghi senza sconti di pena. Anna merita giustizia come tutte le vittime di questi reati e anche chi ha visto e non ha fatto nulla deve pagare».
Anche la sorella Jessica è sulla stessa lunghezza d’onda: «Sono due anni che non ho pace. Anna è sempre nella mia mente e nel mio cuore, non meritava questo perché era una persona buona».

