Morte di Veronica, gli ispettori interrogano medici e primari

Ieri la task force inviata da Roma ha acquisito tutte le informazioni sul decesso della 32enne per verificare il rispetto delle procedure. Anche la Regione ha effettuato gli accertamenti
PESCARA. È arrivata ieri mattina, alla Asl di Pescara, la task force inviata dal ministero della Salute per fare luce sulla morte di Veronica Costantini, la 32enne di Montesilvano il cui cuore si è fermato il 6 aprile, in ospedale.
Come era stato annunciato nei giorni scorsi da Roma, del gruppo fanno parte il personale del ministero, esperti dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e carabinieri del Nas di Pescara. Con loro c’erano Angelo Muraglia, per la Regione Abruzzo, il direttore generale della Asl Armando Mancini e il direttore di presidio Valterio Fortunato.
IL LAVORO DEGLI ISPETTORI Per alcune ore hanno raccolto informazioni e materiale sull’accaduto, acquisendo tutta la documentazione su Veronica e cioè sui due accessi in ospedale (la prima volta è stata dimessa e la seconda ricoverata), ascoltando il personale che si è occupato di lei e anche i primari dei reparti. Ora prende il via una fase di approfondimento del caso per capire se «a determinare la morte abbiano contribuito difetti organizzativi e se siano state rispettate tutte le procedure previste a garanzia della qualità e sicurezza delle cure», come aveva evidenziato il ministero il 10 aprile dopo la presentazione di un esposto da parte dell’avvocato Anthony Hernest Aliano, difensore della famiglia di Veronica che ha anche chiesto al ministro Giulia Grillo l’invio degli ispettori.
L’INCHIESTA Veronica, come emerso dall’autopsia eseguita da Cristian D’Ovidio, è morta a seguito di un edema cerebrale massivo provocato da una encefalite derivante da un herpes. Ma saranno necessari altri esami, oltre allo studio della documentazione sanitaria, prima di poter rispondere ai quesiti posti al medico legale dal pm Andrea Papalia su eventuali responsabilità del personale medico. E proprio Papalia ha iscritto nel registro degli indagati quattro medici, per omicidio colposo e lesioni colpose, come atto dovuto prima dello svolgimento dell’autopsia.
REGIONE IN CAMPO Nei giorni scorsi in ospedale era già arrivato il personale inviato dalla Regione Abruzzo, sempre sullo stesso caso: è stato l’assessore alla Salute Nicoletta Verì ad attivare il Servizio Ispettivo del Dipartimento Salute e Welfare della Regione, per «ottenere informazioni dettagliate e verificare tutti i passaggi della vicenda» in modo da accertare eventuali «incongruenze».
L’ORDINE DEI MEDICI «Se ci sono state delle inadeguatezze saranno individuate nelle sedi opportune», dice Maria Assunta Ceccagnoli, presidente dell’Ordine dei medici, riferendosi a questo caso e agli altri due finiti in pochi giorni al centro di altrettante inchieste da parte della procura della Repubblica. E cioè la morte di un uomo mentre si stava sottoponendo a una rettoscopia (stroncato da un infarto) e la morte di un feto, scoperto da una giovane donna alla 36esima settimana di gravidanza, durante il monitoraggio. Condividendo il pensiero di Fabio Di Stefano, segretario aziendale del sindacato dei dirigenti medici Anaao di Pescara, Ceccagnoli fa presente che nel 99% circa delle cause penali si arriva all’assoluzione dei medici per cui «si impone un’estrema cautela», in questa fase. «I medici devono garantire i giusti percorsi ma il comportamento corretto di un medico non sempre può scongiurare la morte. Altrimenti, vorrebbe dire che siamo in grado di fare miracoli. Vanno sì seguite le linee guida» ma bisogna specificare che queste «parlano di casi ipotetici» e non coprono tutta la casistica.
Quando si verificano episodi drammatici, come la morte del paziente, «nei sanitari restano il rammarico e il dolore perché comunque una vita se ne va, con l’amarezza e la costernazione dei familiari del paziente stesso e della comunità. Ma i professionisti fanno di tutto per risolvere le problematiche». Di fronte al «proliferare» di inchieste della magistratura e al rischio di avvisi di garanzia «gli operatori non lavorano serenamente, sono spaventati. E di conseguenza aumenta il numero degli esami, e la relativa spesa», e in questi casi si parla di medicina difensivistica.
PRONTO SOCCORSO Ceccagnoli conclude parlando del pronto soccorso, dove la mole di lavoro è sempre consistente. «Il personale deve affrontare un numero di accessi elevatissimo ma svolge quotidianamente con impegno il proprio lavoro». Spesso i pescaresi raggiungono il pronto soccorso «anche per prestazioni che possono essere assicurate in altre strutture, con altre modalità. In questi casi i cittadini dovrebbero scegliere, per l’appunto, altre modalità altrimenti si rischia di distogliere il personale da casi più gravi. Ognuno, quindi, deve fare la propria parte».
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