Morto Di Fabio, portò la Max Meyer in B

9 Marzo 2023

Fu presidente della squadra di basket negli anni ’70 e imprenditore delle vernici. Alle 10,30 i funerali

PESCARA. Il lavoro in azienda e la pallacanestro, con la presidenza della Max Meyer. Bruno Di Fabio, morto ieri notte in ospedale a 95 anni, era «un nome», in Abruzzo e anche oltre. È stato attivissimo fino alla fine, non solo per le attività quotidiane, visto che fino a dicembre guidava regolarmente la sua auto, ma anche in campo imprenditoriale. «Fino a poco prima del Covid era presente in azienda, assolutamente operativo, anzi era il perno: è stato il cardine fino all’ultimo». Sono le parole del figlio Carlo a mettere in evidenza tutto ciò che Di Fabio è riuscito a costruire a livello imprenditoriale e nel mondo dello sport, affermandosi e raggiungendo risultati straordinari. Ha sempre lavorato nel mondo della chimica, anzi «ha speso la sua vita per il lavoro. Cominciò come venditore in un’azienda per poi diventare capo area. Il settore era quello dei solventi, diluenti e vernici», racconta il figlio ripercorrendo rapidamente alcune tappe professionali del padre, «un uomo relativamente burbero ma sempre generosissimo, che ha fatto del bene sia nel lavoro che nei rapporti personali». Sempre nello stesso settore è stato in grado, prosegue il figlio, «di creare un’azienda che è diventata leader a livello nazionale, la Kemipol di Scerne di Pineto, che poi è stata venduta a un gruppo romano. Si era fatto dal nulla ma è diventato molto conosciuto, è stato un nome in quel settore così come nella pallacanestro: negli anni 70 è stato presidente della Max Meyer» e anche in quel campo ha raggiunto la vetta «cioè il passaggio alla B, ed è stato lui a favorire la mia passione per la pallacanestro», dice sempre Carlo, che ha seguito le orme del padre, nel basket. «Erano altri tempi, era uno sport diverso e si coglievano grandi risultati con poco investimento. Ma servivano inventiva, appeal, carisma e ci si doveva mettere del proprio: lui li aveva e ha realizzato davvero delle imprese importanti che oggi non sarebbero ripetibili. È sempre stato un abilissimo venditore, un commerciante di vecchio stampo e questa cosa la trascinava in tutto quello che faceva».
Stamani, alle 10.30, l’ultimo saluto nella chiesa di Sant’Antonio. (f.bu.)