Morto Gilberto Malvestuto, l’ultimo ufficiale patriota della storica Brigata Maiella

Aveva 101 anni. Una vita da combattente: la storia, le perle di saggezza, gli amori La camera ardente allestita nel Comune di Sulmona. Oggi l’ultimo saluto
SULMONA. Gilberto Malvestuto diceva di sé: «Sono uomo di pace, un ex combattente che ha sofferto per dare la libertà ad altri, un ragazzo del secolo passato in cui è germogliata la pianta dell’antifascismo ma che ripudia la guerra». Ai giovani, per anni, ha dispensato saggezza: «Non alimentate odio e studiate, se uno dà un calcio a ogni sassolino arriviamo a casa con le scarpe rotte». Definizioni e parole che ne hanno fatto un baluardo dei valori della Resistenza. Se n’è andato sulla soglia dei 102 anni, sconfitto da una polmonite, uno dei personaggi simbolo della storia d’Abruzzo. Sottotenente della patriottica Brigata Maiella, Gilberto Malvestuto era uno dei 37 graduati della formazione partigiana, l’ultimo ufficiale in vita. Con la sua fine, è come se si ingiallisse un altro po’ quella leggendaria pagina di una coraggiosa storia.
LE ORIGINI
Primo di sette figli, Malvestuto nacque il 17 aprile 1921 a Sulmona. Tra i banchi delle Magistrali conobbe Leda Comitis, compagna per una vita, appartenente a una famiglia notoriamente antifascista, con la quale condivise gli stessi ideali politici e culturali e che fu anche la sua madrina di guerra. L’amatissima Leda è venuta a mancare il 27 aprile del 2007. «Quando verrà la mia ora mi dispiacerà solo per i miei figli, ma dall’altra parte c’è mia moglie Leda, mio grande amore, anche lei ha il diritto di rivedermi», confessò in un’intervista al Centro nell’aprile 2019. Appena diciottenne, Malvestuto vinse un concorso nelle Ferrovie e divenne il più giovane capostazione d’Italia. Chiamato alle armi, fu destinato al I Reggimento carristi di Vercelli, ma, avendo nel frattempo conseguito la maturità, il 16 agosto 1942 fu trasferito a Bologna per frequentare il corso allievi ufficiali di complemento nel III Reggimento Carristi. Il 5 settembre 1943, appena nominato sottotenente, venne inviato a Montepulciano. Qui lo sorprese l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre. Con altri ufficiali abbandonò la Toscana. A piedi fece ritorno a Sulmona, nella sua casa di via Teofilo Patini a Porta Sant’Antonio. E si dette alla clandestinità in Valle Peligna e sui monti circostanti, divenendo un banditen.
GLI ANNI DA PARTIGIANO
Quando la Brigata Maiella arrivò a Sulmona, liberandola nel giugno ’44, Malvestuto rispose al richiamo alle armi per scacciare gli oppressori nel Nord. Decisivo un manifesto affisso dal suo amico Claudio Di Girolamo a capo della banca Conca di Sulmona: «Cittadini di Sulmona, ragazzi, partiamo, arruoliamoci...». Malvestuto quel manifesto lo ha recitato a memoria fino ai suoi ultimi giorni. Partì per Recanati dove la Brigata Maiella fu riorganizzata e dove fu assegnato il comando della sezione Mitraglieri della Compagnia pesante mista. Quindi andò in Toscana e poi ancora in Romagna e in Emilia, partecipando a furiosi combattimenti a Brisighella, dove perse la vita il suo amico sulmonese Oscar Fuà, portaordini.
LA BOLOGNA LIBERATA
All’alba del 21 aprile 1945 entrò con le primissime truppe liberatrici nella città di Bologna. Riconsegnò il fucile mitragliatore il 20 luglio 1945.
LAVORO E MATRIMONIO
Tornato al suo lavoro di capostazione, andò a Carrito di Ortona dei Marsi, prima di diventare, per anni, dirigente della stazione di Sulmona. Il 28 aprile 1948 sposò l’amata Leda.
LE ONORIFICENZE
Promosso capitano dell’Esercito Italiano a titolo onorifico, per aver ricoperto ruoli di comando durante la guerra di liberazione, gli fu conferita la Croce di guerra al valore militare e l’onorificenza di Ufficiale al merito della Repubblica italiana. Cofondatore dell’Associazione nazionale ex combattenti della Brigata Maiella e fondatore della sezione di Sulmona, di cui fu presidente per oltre 20 anni, fu anche vicepresidente della sezione di Sulmona del Nastro Azzurro che riuniva i decorati al valor militare. Fervente socialista, iscritto al Psi a Sulmona, se ne staccò non perdonando a Craxi la mutazione genetica del socialismo italiano. Contribuì attivamente a organizzare la cerimonia di consegna della Medaglia d’oro alla bandiera della Brigata Maiella tenuta il 2 maggio 1965, per mano dell’allora ministro della Difesa, Giulio Andreotti, in piazza Garibaldi a Sulmona dove Malvestuto, nel picchetto d’onore accanto all’alfiere Giovanni Ricottilli, lesse la motivazione del conferimento. Si prodigò, accanto al comandante Ettore Troilo, per la realizzazione a Taranta Peligna del Sacrario Militare che raccoglie i resti gloriosi dei caduti della Brigata Maiella. Nel settembre 2021 ricevette il “Sigillo d’oro di Re Ladislao” dal Comune di Sulmona.
DIARIO PERSO COL TERREMOTO
Si dedicò alla stesura del libro “Sulle ali della memoria, per non dimenticare” edito dalla Provincia dell’Aquila. In esso sono riportate fedelmente pagine del suo diario di guerra, tenuto dal novembre 1944 al 1° febbraio 1945, la cui copia originale andò smarrita tra le macerie del terremoto del 6 aprile 2009.
I 100 ANNI CON “BELLA CIAO”
Il 17 aprile 2021, in occasione del suo centesimo compleanno, una trentina di persone si incontrò sotto il balcone della Residenza per anziani Mazara di Sulmona, dove ha vissuto negli ultimi anni, e cantò “Bella ciao” in onore di Malvestuto.
FUNERALI
Malvestuto lascia i figli Sandro, che ne porta avanti le memorie (ha realizzato anche una pagina su Wikipedia), Mirella e Lorella, i nipoti Valentina, Marco, Elisabetta, Daniele e Maurizia e un pronipote, Domenico. I funerali vengono celebrati oggi alle 15 nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice a Sulmona. La camera ardente è stata allestita dal pomeriggio di ieri nell’aula consiliare del Comune di Sulmona, in via Mazara (oggi sarà aperta dalle 8.30 alle 14.30). Hanno sfilato in tanti, portando un fiore, un biglietto, un gesto d’affetto. Hanno sfilato anche i giovani sotto al tricolore e allo stemma della Brigata Maiella. Quei giovani a cui Malvestuto raccontava la storia dell’odio, dei calci e del sassolino.
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