Morto in casa a 18 anni, c’è un indagato

Un 23enne avrebbe ceduto metadone a Federico Giampietro, deceduto in casa. Oggi l’autopsia disposta dalla Procura
PESCARA. C’è un indagato per la morte di Federico Giampietro, il 18enne trovato senza vita nella sua camera da letto martedì pomeriggio. È un 23enne e avrebbe ceduto a Federico del metadone, la sostanza che il giovane potrebbe aver ingerito prima di morire. Il sostituto procuratore Marina Tommolini ha ipotizzato nei suoi confronti il reato di morte come conseguenza di altro reato e ieri ha affidato al medico legale Sara Sablone l’incarico di eseguire l’autopsia sul corpo del 18enne. Questo esame sarà fondamentale per lo sviluppo dell’inchiesta perché chiarirà le cause della morte di Federico, stabilendo anche l’eventuale peso del metadone, sempre che Federico lo abbia ingerito come si è ipotizzato in un primo momento, dopo il ritrovamento del corpo. E le risposte che arriveranno dall’autopsia serviranno anche per definire eventuali responsabilità di terzi in questa morte assurda, comprese quelle del 23enne indagato che potrà far partecipare all’autopsia un proprio consulente. L’avviso di garanzia nei suoi confronti, in questa fase dell’inchiesta, è un atto dovuto. È stata la madre, martedì, a scoprire il corpo di Federico in camera da letto. Lo aveva visto per l’ultima volta attorno alle 13. Sapeva che per lui era stata una notte difficile, trascorsa senza chiudere occhio, tant’è che durante la mattina il giovane sarebbe rimasto in camera a riposare. All’ora di pranzo la donna è uscita di casa e quando è tornata il corpo del figlio era rigido, tant’è che il personale del 118, intervenuto nell’abitazione di strada Colle San Donato per i soccorsi, non ha potuto fare niente per rianimarlo. Era morto già da un po’ e il medico legale non ha trovato segni di violenza sul corpo. Immediatamente il pm ha disposto l’autopsia, per andare a fondo. Da allora il personale della squadra volante e della squadra mobile, insieme alla polizia scientifica, hanno passato al setaccio la camera da letto del 18enne, un tipo introverso che ultimamente si sarebbe chiuso ancora di più in se stesso, selezionando gli amici da frequentare. Per contrastare lo spettro della depressione avrebbe anche ottenuto il supporto degli psicologi del Servizio per le tossicodipendenze della Asl, ma non è stata questa struttura a disporre la somministrazione del metadone al giovane. Sarebbe stato il 23enne a cedere illecitamente la sostanza a Federico e lui potrebbe averla assunto proprio il giorno della sua morte, sempre che non abbia fatto uso di medicinali o antidepressivi, magari solo con l’intenzione di stare meglio, di tirarsi su e uscire da un momento difficile, delicato. Ma la morte potrebbe essere avvenuta anche per altre cause, naturali, che nulla hanno a che fare con queste o altre sostanze.
Per ora, quindi, ci si muove nel campo delle ipotesi e solo l’autopsia, con gli accertamenti che ne conseguono, potrà dare delle risposte su una morte che appare comunque inaccettabile a parenti e amici di Federico. Che mai avrebbero pensato di dire addio così presto a questo ragazzo, sì riservato ma con una vita intera davanti.
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