Morto per l’uranio impoverito Sì al risarcimento per il figlio

24 Agosto 2024

Il colonnello montesilvanese Raffaele Acquafredda si ammalò di cancro durante le missioni Adesso arriva la condanna per il ministero della Difesa a riconoscere un’indennità all’erede

MONTESILVANO. Ha prestato servizio nei contesti di guerra ed è stato esposto all’uranio impoverito e ad altri metalli pesanti, tra cui l’amianto. Per questa ragione, il colonnello montesilvanese Raffaele Acquafredda si è ammalato di cancro al rene, malattia che nel 2012 lo ha ucciso all’età di cinquant’anni. A distanza di oltre un decennio dalla sua scomparsa, la Corte d’Appello dell’Aquila, ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona), e ha condannato il ministero della Difesa a riconoscere le prestazioni previdenziali e a erogare le prestazioni/benefici in favore del figlio orfano della vittima del dovere. Il figlio del militare sarà liquidato, quindi, con un importo di circa 250mila euro per i ratei arretrati, e percepirà per tutta la vita circa 2.100 euro al mese di vitalizio.
Difficile parlare di vittoria considerando la triste sorte del colonnello Acquafredda che ha prestato servizio come ufficiale superiore di artiglieria della Brigata nultinazionale Nord a Sarajevo e poi, come addetto all’artiglieria terrestre nel contesto dell’operazione “Joint Guardian”, ha partecipato a missioni belliche sotto il fuoco dei cecchini in cui sono stati esplosi proiettili all’uranio impoverito con contaminazione di acqua, aria e suolo, con radiazioni di nanoparticelle di metalli pesanti, e di altri agenti chimici e cancerogeni, come polveri e fibre di amianto, che hanno determinato la malattia e la morte, che lo ha strappato all’amore della moglie e di due figli piccoli.
Dopo 10 anni di diffide e solleciti dell’Ona, il ministero della Difesa aveva riconosciuto la causa di servizio per l’esposizione e lo aveva dichiarato vittima del dovere, erogando le relative prestazioni previdenziali alla vedova e a una delle orfane, ma negando i diritti del figlio orfano, assumendo che non fosse nel carico fiscale del padre e ottenendo ragione in primo grado dal Tribunale dell’Aquila. La decisione è stata ora ribaltata dalla Corte di Appello che ha riformato la sentenza, riconoscendo il diritto dell’orfano.
La battaglia in tribunale non è però ancora finita. Davanti al Tar, infatti, pende ora la causa promossa da tutti i familiari per il risarcimento dei danni subiti dal colonnello, così come è stato intrapreso anche un altro giudizio al tribunale dell’Aquila per il danno da lutto subito sia dalla vedova che dai due orfani. «Prosegue l’epidemia dei nostri uomini in divisa impegnati nelle missioni per effetto dell’uso di proiettili all’uranio impoverito: più di 400 i deceduti e 8.000 i malati», denuncia il presidente Bonanni. «Come Osservatorio Nazionale Amianto proseguiamo il nostro impegno in rappresentanza e tutela dei nostri militari e di tutte le vittime che hanno subito l’esposizione alla fibra killer».