Morto Spisti, per quarant’anni medico di famiglia a Pescara

10 Maggio 2021

PESCARA. Per i suoi pazienti c’era sempre: rispondeva al telefono a tutte le ore del giorno e della notte. Fare il medico era «la sua missione» e anche «la sua passione», ricorda la famiglia. Stefano...

PESCARA. Per i suoi pazienti c’era sempre: rispondeva al telefono a tutte le ore del giorno e della notte. Fare il medico era «la sua missione» e anche «la sua passione», ricorda la famiglia. Stefano Spisti, 67 anni, chirurgo, 40 anni di carriera come medico di base, pescarese con origini vastesi, residente da qualche anno a Brecciarola di Chieti, sarebbe andato in pensione il prossimo 1° ottobre, due giorni dopo il suo 68° compleanno. Ma non ce l’ha fatta a raggiungere quel traguardo a cui tanto aspirava.
Il suo più grande desiderio, infatti, era trascorrere del tempo con la sua amatissima nipotina, Maria Letizia, sei anni. Con lei sarebbe andato a mangiare il gelato o a giocare, felici, sulla sabbia del mare. Quel mare che tanto amava come i viaggi in barca a vela e la pesca subacquea. La bimba era legatissima al nonno, lei era la sua luce dei suoi occhi.
Un malore improvviso se l’è portato via la notte scorsa all’ospedale di Chieti, dove era ricoverato per accertamenti. Lascia, addoloratissimi, la moglie Maria Luisa, la figlia Maria Cristina con il marito Antonio e la loro figlioletta Maria Letizia. I funerali si terranno domani alle 10 nella chiesa di Sant’Antonio a Pescara.
Nato a Pescara il 29 settembre 1953, famiglia di bancari alle spalle, il dottor Spisti aveva vissuto in piazza San Francesco, il rione che lo ha visto crescere, poi in viale Kennedy e ai Gesuiti, quindi a Brecciarola. Negli ultimi anni aveva lo studio in via Lamarmora, prima ancora sul lungomare di fronte al lido Eriberto. Dopo la laurea in medicina e chirurgia all’università di Chieti negli anni ’80, ha lavorato come guardia medica a Spoltore e Ortona. Per 40 anni è stato il classico medico di famiglia, innamorato dei suoi pazienti. «Rispondeva al telefono anche la notte», ricorda la figlia Maria Cristina in lacrime, «il lavoro era la sua missione, la sua vita, la sua passione più grande. E la passione per ogni cosa è l’eredità che ci lascia» conclude la figlia.