Motociclisti e ciclisti, fate attenzione

Sono i più esposti soprattutto alla puntura dei calabroni che possono infilarsi nel casco
SULMONA. Il pericolo numero uno è il calabrone. Fra gli insetti è quello che può provocare uno choc anafilattico, con conseguenze anche molto gravi per chi viene punto.
Durante le escursioni in montagna, a piedi o in mountain bike, non è raro imbattersi nei calabroni e come dicono gli esperti bisogna evitarli, allontanandosene rapidamente. Il calabrone è la più grande delle vespe europee, presente in numero elevato sulle nostre montagne.
Questi insetti possono essere particolarmente aggressivi anche se di norma come gli altri simili, davanti all'uomo tendono a fuggire.
E' il tenente colonnello dei carabinieri forestali, Bruno Petriccione, biologo ed ecologo, che interviene per dare consigli a chi in questa stagione si avventura in escursioni sulle montagne abruzzesi. «Nella generalità dei casi solo il calabrone può costituire un serio pericolo per l'uomo – spiega Petriccione – essendo molto grande, fino a raggiungere anche i tre centimetri di dimensione, rispetto alle vespe il suo pungiglione emette molto più veleno. Se ti punge più volte sul collo o in una parte del corpo più vicina alle arterie si può rischiare lo choc anafilattico. Ma raramente i calabroni attaccano, lo fanno solo se si sentono in pericolo».
Percorrendo i sentieri di montagna con la mountain bike può accadere che non volendo ci si vada ad imbattere contro un calabrone in volo, soprattutto quando si percorre una discesa, con l'insetto che può restare imprigionato nel casco protettivo del ciclista. In quel caso la sua presenza diventa pericolosissima, perché oltre a provocare possibili cadute al ciclista può pungere sulla testa causando problemi gravi.
I calabroni amano sostare in zone molto calde e quindi si possono incontrare solo nella prima parte delle ascese ed è quindi raro trovarli in quota, dove il clima è più tiepido.
Secondo il tenente colonnello Petriccione «sulle nostre montagne non esistono altri insetti pericolosi, ma le persone più delicate e già con patologie particolari sono più esposte a conseguenze gravi anche per effetto di una semplice puntura di vespa. Tuttavia non si è mai verificato nulla di tutto questo nelle nostre zone, almeno in questi ultimi anni». Secondo l'ufficiale esiste invece un altro insetto, la vedova nera italiana (malmignatta), che è un ragno, che dimora in Toscana e nella zona costiera del Lazio e non è stato mai avvistato in Abruzzo e che essendo velenoso può provocare conseguenze molto pericolose a chi viene punto.
«Un altro pericolo viene dalla vipera il cui morso inietta veleno – prosegue Petriccione passando però ai rettili – sulle nostre montagne il pericolo viene soprattutto dalla vipera dell'Orsini, così chiamata in omaggio al naturalista ascolano Antonio Orsini. E' un rettile piccolissimo, che raggiunge al massimo la lunghezza di quaranta centimetri e staziona in alta quota, oltre i duemila metri. La precauzione fondamentale è quella di stare attenti a dove si poggiano i piedi e dove si cammina anche con le ruote della bici. E' molto importante un alto spirito di attenzione».
Il carabiniere forestale dice che non c'è bisogno di portare farmaci al seguito: «Solo soggetti particolarmente sensibili o con patologie accertate devono munirsi di farmaci prescritti dal loro medico curante» conclude.
In questo periodo in cui si trascorre più tempo a contatto con la natura, intensificando le escursioni in montagna a piedi o in m ontani bike è indispensabile avere chiari in mente i rischi ai quali si va incontro per la presenza di insetti e rettili, solo all'apparenza innocui. Essere informati e non farsi prendere dal panico sono due comportanti essenziali per prevenire rischi gravi evitando così che momenti di svago e di relax possano portare a drammatiche conseguenze.

