«Movida, gli imprenditori rispettino la normativa»

Il comandante dei vigili del fuoco spiega i pericoli esistenti nei locali notturni
PESCARA. «Rispettare le regole. Ecco a cosa devono pensare gli imprenditori che lavorano nel settore del divertimento. È un po’ come viaggiare in autostrada e sapere che non può essere mai superato il limite dei 130 chilometri orari». La riflessione, che è anche un appello, arriva dal comandante provinciale dei vigili del fuoco, Vincenzo Palano, alla luce dei controlli estivi che hanno portato alla sospensione della licenza di alcuni locali sulla riviera perché risultati non in regola. Gli imprenditori sono stati costretti dalla questura a fermare tutto, per pochi giorni, mentre sul lungomare la movida proseguiva.
C’è un messaggio che si può lanciare a chi gestisce le attività e, in particolare, agli operatori balneari, visto che d’estate il divertimento serale si concentra in gran parte sul mare?
Qualsiasi attività ha bisogno di un progetto finanziario. E cioè, come prima cosa va stilato un piano finanziario, che consente di capire se l’attività sarà redditiva in relazione agli investimenti, alla normativa da rispettare e al fatturato che si prevede. Se i conti non tornano, l’attività non può essere avviata. Talvolta alcuni imprenditori ritengono le regole troppo restrittive e quindi le rendono più elastiche, le adeguano alle proprie esigenze. È come se pensassero che certe limitazioni fossero solo dei capricci e non una oggettiva richiesta di sicurezza da parte dello Stato.
A proposito di sicurezza, nei locali si corre il rischio di sottovalutare il pericolo a cui vengono esposti i clienti?
La sicurezza delle persone va garantita. Ci sono delle regole specifiche a questo proposito. E non si deve pensare che la possibilità di un evento, come un incendio, sia legata solo alla propria attività. Il punto di partenza del legislatore è un’analisi storica su tutti i locali dello stesso tipo, per cui l’imprenditore dovrebbe tener conto di quello che è già successo altrove. Questa sarebbe la prima considerazione da fare. È sempre possibile che si verifichi un incendio: ce ne sono stati diversi sulla riviera pescarese che hanno interessato palme, cucine e magazzini. Ma può anche scoppiare una lite tra due persone, o un’aggressione, un rogo doloso o magari provocato da un impianto elettrico. Se scatta l’esodo, dopo questi fatti, l’allontanamento dal locale può risultare pericoloso, se sono presenti più persone del previsto. E se vanno a fuoco le palme, altro esempio, in genere si pensa a un esodo verso il mare: ma può essere pericoloso perché le faville possono colpire i clienti, se c’è vento. Questo tipo di riflessione va fatta perché da qualche parte, qualcosa succederà, prima o poi: per noi vigili del fuoco l’incendio non è probabilità ma una certezza. E questo tipo di analisi non può essere fatta dagli imprenditori: ci sono degli esperti a occuparsene.
Il numero delle persone presenti in un locale è nodale?
Anche una sola persona in più rispetto al consentito, quando si organizzano degli eventi, può comportare un pericolo, mettendo a rischio tutta la clientela di un locale. Per quanto riguarda il numero di clienti la normativa indica i passaggi da seguire, per le autorizzazioni, gli adempimenti cambiano a seconda che gli ospiti siano fino a 100, tra 100 e 200 e oltre 200. I soggetti che entrano in campo sono diversi in base ai casi. Oltre al coinvolgimento della Commissione di vigilanza dei locali di pubblico spettacolo (che si trova in Comune, al Suap, e di cui fanno parte anche i vigili del fuoco), può essere necessario chiedere un parere o presentare un progetto anche ai vigili del fuoco, prima dell’apertura dell’attività. C’è da aggiungere che i locali dove si fa pubblico spettacolo sono soggetti a regole specifiche e che la normativa disciplina le strutture, i materiali, gli impianti e gli aspetti relativi all’esodo. Una cosa che colpisce, tra gli stabilimenti, è lo sconfinamento tra gli spazi situati tra le palme: in quei casi non si tiene conto che gli incendi non sono eventi remoti e si verificano frequentemente nelle strutture balneari. Una cosa va sottolineata: se un locale ha l’autorizzazione per accogliere fino a 200 persone, e quindi un tecnico di parte ha asseverato la sicurezza degli spazi fino a 200 persone, vuol dire che di più non possono starci.
A Pescara le norme vengono rispettate, secondo lei? E che cosa pensa dei controlli?
Ci sono dei balneatori che cercano di mettersi a posto, dal punto di vista della sicurezza. E chi non rispetta le regole entra in concorrenza sleale con gli altri. Ma voglio far notare che le leggi, e i controlli – che sono obbligatori - servono a mettere tutti sullo stesso piano e a difendere i “deboli”. Si punta a far rientrare nell’alveo delle norme chi non le rispetta per cui i controlli salvaguardano chi è a posto. Chi si lamenta è sicuramente qualcuno che non tiene conto della normativa. Le sanzioni devono servire a scoraggiare questo comportamento ma se sono molto inferiori agli incassi di un locale, può esserci qualcuno che persevera nella irregolarità.
Voi partecipate ai controlli serali?
Generalmente non partecipiamo perché il personale dei vigili del fuoco utilizzato per queste attività è in servizio fino alle 20:00. E non è sufficiente una sola persona, ma servirebbe una squadra. Si potrebbe pensare a controlli congiunti e di istituire una task force, sulla base di un accordo tra gli enti e le amministrazioni interessate. Noi parteciperemmo come componente esperta per determinati aspetti, come il controllo delle attrezzature antincendio e degli addetti alla vigilanza antincendi, il corretto utilizzo delle cucine, l’uso dei soli materiali certificati, il rispetto degli spazi consentiti e del numero massimo di presenti. Per facilitare le verifiche va concordata una check list delle cose da controllare. Ricordo che determinate ispezioni andrebbero eseguite dalla Commissione di vigilanza di pubblico spettacolo e siamo disponibili a partecipare ai controlli di questo organismo nelle ore serali. Se così fosse, la presenza della Commissione potrebbe portare gli imprenditori a sottostare alle regole, laddove non accada.
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