Muore camionista di 48 anni «Schiacciato dal rimorchio»

Massimo Carbonetti, originario di Tornareccio, era nel piazzale con il mezzo carico di farina Lo strazio della moglie Simona davanti al Tir: «Sei l’amore della mia vita, ti prego: svegliati»
ORTONA. «Sei l’amore della mia vita, svegliati», implora tra le lacrime Simona Lusi, inginocchiata davanti al lenzuolo verde che copre il corpo senza vita di Massimo Carbonetti, 48 anni, originario di Tornareccio. Sono le 13.50 di ieri e nel piazzale dell’ex Molino Alimonti di Ortona, ora di proprietà del gruppo Casillo di Corato (Bari), il silenzio attonito di carabinieri e soccorritori del 118 è rotto solo dal lamento lancinante di questa donna che ha perso il marito nel più tremendo degli incidenti sul lavoro. Perché Massimo, titolare della ditta di trasporti di famiglia, è morto schiacciato tra la cabina e il rimorchio del suo camion carico di farina. «Ti prego, angelo mio, svegliati», ripete Simona mentre un parente cerca di staccarla da quel sepolcro improvvisato sull’asfalto illuminato dal sole. Ora indagano i militari dell’Arma e il servizio prevenzione e sicurezza sul lavoro dell’azienda sanitaria. Al momento si escludono responsabilità di terzi. Ma sarà l’inchiesta della procura della Repubblica di Chieti a fissare le coordinate di una tragedia che ha fatto piombare nel dolore due paesi: Atessa, dove la vittima era nata e viveva in contrada Castelluccio, e Tornareccio, dove era cresciuta.
I SOCCORSI
L’allarme scatta intorno a ora di pranzo all’esterno dello storico stabilimento di contrada Cucullo, acquistato per quasi sei milioni di euro dal colosso pugliese – nel settembre 2016 – nell’ambito di una procedura di concordato preventivo del tribunale di Chieti. Nessuno ha assistito all’incidente in prima persona. Ma, per i primi soccorritori, le condizioni di Carbonetti sembrano disperate. La centrale operativa del 118, per velocizzare i soccorsi, invia sul posto un equipaggio della postazione di Ortona e l’elicottero di stanza a Pescara. Non c’è niente da fare: il cuore di Massimo ha già smesso di battere.
LA RICOSTRUZIONE
Fin da subito, la dinamica della tragedia appare chiara ai carabinieri della stazione di Ortona e agli ispettori della Asl Lanciano Vasto Chieti. Dopo aver raggiunto il piazzale con il suo autoarticolato marca Renault, il quarantottenne stava agganciando il rimorchio alla motrice con alcuni cavi. Un’operazione di routine per un camionista esperto come lui. Ma stavolta qualcosa dev’essere andato storto: una lieve pendenza, i freni di sicurezza non inseriti nel modo giusto, una fatalità o chissà cos’altro. Fatto sta che, per motivi ritenuti comunque accidentali, l’impatto non ha dato scampo a Massimo.
LO STRAZIO DELLA MOGLIE
All’esterno dello stabilimento i rilievi vanno avanti per ore. I carabinieri ascoltano chi ha lanciato l’allarme per primo, mentre il personale dell’azienda sanitaria verifica il rispetto delle norme di sicurezza. Quando mancano pochi minuti alle due del pomeriggio, Simona Lusi arriva sul luogo dell’incidente e affronta il momento più doloroso della sua vita. Crolla davanti al camion, quando le tocca dire che sì, quello è il suo Massimo.
Un paio d’ore dopo, anche gli operai raggiungono il piazzale per riprendere le auto al termine della giornata di lavoro. Il corpo del camionista è ancora lì. E il pensiero torna a un’altra tragedia sul lavoro che sconvolse la Molino Alimonti di Ortona nel luglio del 2010, quando un operaio albanese di 34 anni, Ruzhdi Sina, morì mentre stava pulendo un silos, sommerso da un’enorme quantità di crusca. E ancora prima, alla fine degli anni Ottanta, ai sette morti nella sede centrale di Guardiagrele.
L’INCHIESTA
L’apertura di un fascicolo è un atto dovuto, da parte della procura, per consentire una serie di approfondimenti. Stamattina, all’obitorio dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, il medico legale Marco Piattelli – su incarico del pubblico ministero Marika Ponziani – eseguirà l’ispezione cadaverica. Resta il dolore indicibile di una donna che per suo marito voleva la vita più bella e che invece, ieri pomeriggio, lo ha ritrovato disteso in un piazzale immenso, pietosamente coperto da un lenzuolo verde.
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