Muore dopo il “no” all’ambulanza: assoluzione per l’operatore del 118

9 Marzo 2024

PESCARA . Una telefonata al 118 con richiesta d’aiuto – «Sta male, sta morendo» – fa finire sotto processo un operatore del servizio addetto alla ricezione delle chiamate di emergenza che non inviò l’...

PESCARA . Una telefonata al 118 con richiesta d’aiuto – «Sta male, sta morendo» – fa finire sotto processo un operatore del servizio addetto alla ricezione delle chiamate di emergenza che non inviò l’ambulanza. Era accusato di omissione di atti d’ufficio e di omissione di soccorso (reato che si raddoppia in caso di morte del paziente), ma davanti al gup Mariacarla Sacco, con il rito abbreviato, è stato assolto con la formula piena, «perché il fatto non sussiste».
Secondo l’accusa, l’imputato «ometteva di inviare l’ambulanza presso l’abitazione di chi ne aveva richiesto l’intervento poco dopo la mezzanotte del 22 novembre del 2022, nonostante la segnalazione di una grave situazione di pericolo, con difficoltà respiratoria e incoscienza della donna che, mezz’ora più tardi, decedeva». Ma con la sua discussione, l’avvocato Fabrizio Giuliani è riuscito a convincere il giudice dell’assoluta mancanza di responsabilità dell’imputato. Determinante è stata sicuramente la registrazione di quella telefonata di aiuto giunta al 118, che il giudice ha voluto riascoltare in aula. «Non vi è omissione di atti d’ufficio», ha spiegato il legale nella sua memoria, «se non vi è una esplicita richiesta o se la stessa viene, dal proponente, autonomamente e deliberatamente revocata». E tanto sarebbe accaduto quella notte: nel richiedere l’ambulanza, il richiedente, marito della paziente, non sarebbe stato preciso affermando prima che stava morendo e subito dopo che «non sta bene» per una malattia del fegato che durava da anni. Per capire meglio, l’imputato avrebbe fatto altre domande, spiegando anche che il Pronto soccorso di Pescara era superaffollato. E, nel comunicare comunque l’invio dell’equipaggio, aveva anche aggiunto che con ogni probabilità la paziente sarebbe stata portata al Pronto soccorso di Penne, unica struttura in quel momento, priva di attesa. Ma dopo aver raccolto le indicazioni precise sul luogo dover far arrivare l’ambulanza, l’operatore si sentì rispondere “Guardi va bene, lasciate stare”; “Lasciamo stare, va bene, ma se ci sono problemi”, spiegò l’operatore, “mi richiami”. Vennero anche raccolte le testimonianze del medico curante che sostenne che la donna da tempo non voleva più sottoporsi a visite mediche di controllo per il problema che aveva al fegato. Anche il pm aveva concluso la sua requisitoria chiedendo l’assoluzione dell’imputato. (m.cir.)