Muriana a casa tra cinque giorni Si indaga sulle sue dichiarazioni

19 Giugno 2020

Il tentato suicidio dell’ex capo della squadra mobile: la procura di Chieti approfondisce nuovi indizi Al vaglio anche i tabulati telefonici per verificare se c’è stata davvero un’istigazione al suo gesto

PESCARA. La procura di Chieti sta cercando di scavare per comprendere il motivo che ha portato l’ex capo della squadra mobile di Pescara, Pierfrancesco Muriana, a tentare il suicidio due giorni fa, con il gas di scarico dell’autovettura nella quale è stato trovato e salvato in extremis. Gli inquirenti teatini hanno aperto un fascicolo per istigazione al suicidio: saranno fatti accertamenti su quanto dichiarato da Muriana, anche alla luce del messaggio che l'ex capo della Mobile ha lasciato nella autovettura dove ha tentato di avvelenarsi, ma anche sulle ultime giornate e sui suoi tabulati telefonici, per verificare eventuali pressioni che avrebbe potuto ricevere sulla vicenda.
Lo stesso giorno del ricovero di Muriana all’ospedale di Chieti (nel reparto di psichiatria dove secondo i medici rimarrà per almeno altri 5 giorni) i carabinieri che stanno conducendo le indagini, coordinate dal sostituto Marika Ponziani, lo hanno interrogato. E se il biglietto lasciato da Muriana in auto spiegherebbe il suo gesto in relazione a quanto è accaduto nel corso dell’inchiesta sul disastro di Rigopiano (avrebbe scritto di essere estraneo a tutte quelle vicende e di non aver mai saputo della telefonata di aiuto fatta dal cameriere del resort Gabriele D'Angelo la mattina della tragedia), almeno per quanto lo ha toccato direttamente, i fatti potrebbero essere strettamente collegati con l'inchiesta attualmente in corso a suo carico a Pescara per calunnia nei confronti dei carabinieri che lui stesso denunciò per falso, e per la quale mercoledì scorso è stato atteso invano in procura dai pubblici ministeri Anna Rita Mantini e Luca Sciarretta, e dai suoi avvocati Augusto La Morgia e Marco Spagnuolo. Ma Muriana, a quanto sostiene la procura teatina, è stato sentito in ospedale quale persona informata sui fatti e come parte offesa dell’ipotetica istigazione al suicidio che non troverebbe giustificazione per la sola inchiesta per calunnia. La procura teatina vuole capire se e quali pressioni possano aver spinto un rappresentante delle forze dell’ordine di grossa esperienza a compiere quel gesto estremo. Tutto sembrerebbe partire da quella denuncia contro i carabinieri che ha poi scatenato il putiferio a livello nazionale, con la polizia che denuncia per falso i carabinieri forestali che avevano indagato con loro su Rigopiano. Proprio in quel periodo sembra che fosse stato già deciso dai vertici della polizia il suo ritorno a Pescara dopo la parentesi alla Mobile di Manfredonia. Provvedimento che sarebbe stato congelato. Intanto, la procura di Pescara è intervenuta sul “caso Muriana”, per bocca del procuratore Massimiliano Serpi che ha detto a chiare lettere che l’inchiesta su Rigopiano è stata trattata a tutto campo senza tralasciare nulla e che le vicende corollario, e cioè gli esposti e le denunce incrociate, sono «frutto di spunti esterni alla procura». Muriana, oltre a questa inchiesta per calunnia scaturita dall'esposto di uno dei carabinieri denunciati (la cui posizione, come quella dei colleghi, è finita in archivio), ha in corso un altro procedimento a suo carico a Pescara, ma non per favoreggiamento nel depistaggio. La procura di Pescara, dopo l'esposto di uno dei legali dei carabinieri da lui accusati, lo ha indagato per abuso d'ufficio, dopo che la sua posizione legata alle intercettazioni dei vice prefetti dell'epoca (indagati per depistaggio) che lo tiravano in ballo per stilare la loro relazione, era già stata vagliata. Quest'ultimo fascicolo è ancora nelle mani del pm Sciarretta.