Museo delle Genti, da 2 mesi dipendenti senza stipendi

Il Comune taglia i fondi e scatta il blocco. Ma il Pd rassicura: resterà pubblico
PESCARA. «Se non avremo certezze sul futuro, non siamo più disponibili alla cassa integrazione in deroga». A parlare, per conto dei 14 lavoratori del Museo delle Genti d’Abruzzo, i quali sono ormai senza stipendio da due mesi con il rischio, fanno sapere dal sindacato, di non ricevere neppure quello del mese in corso, è la Cgil. Lo rileva Alessandra Di Simone, della Filcams Cigl, la quale, successivamente a un’assemblea dei lavoratori del Museo delle Genti d’Abruzzo, nei giorni scorsi ha incontrato il direttore del museo, Ermanno de Pompeis. In ballo, il futuro dei dipendenti del museo, gestito dalla Fondazione delle Genti d’Abruzzo, il cui consiglio d’amministrazione (ora in proroga, secondo la maggioranza di centrosinistra in consiglio comunale; in carica, invece, secondo la maggioranza dei componenti del cda, di centrodestra, nominati dalla scorsa amministrazione), presieduto dall’ex sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, il 22 luglio ha messo in mora il Comune di Pescara.
Quest’ultimo, infatti, azionista di maggioranza del museo, per via della messa in atto della procedura di predissesto, ha tagliato i fondi che annualmente versava all’ente, pari a circa 201 mila euro. La cifra si sarebbe dovuta tagliare del 25%, ma per quest’anno il Comune ha girato al museo solo 50 mila euro. «Ora i lavoratori vogliono capire se il Comune», continua Di Simone della Cgil, «continuerà a erogare o meno il contributo sul quale si era trovato un accordo». Già, poiché i lavoratori hanno fatto sapere, attraverso il sindacato, che «avrebbero accettato sì dei sacrifici, come quello della cassa integrazione in deroga (decisa dall’attuale cda, ndr), ma a patto che il Comune continuasse a garantire il finanziamento così com’era stato pattuito, ovvero i 201mila euro decurtati del 25%. Diversamente», osserva Di Simone, «chi può escludere che un futuro ingresso di privati, nell’azionariato del museo, decida di mandare a casa i vecchi dipendenti e di assumerne altri?».
Insomma, senza garanzie di stabilità, niente accordo tra lavoratori e «azienda», in questo caso la Fondazione Genti d’Abruzzo onlus e la Genti d’Abruzzo srl, una società della Fondazione. «Per il momento», ha intanto annunciato Di Simone, «abbiamo chiesto, per il 22 settembre, un incontro con i vertici dell’azienda». Una situazione dunque interlocutoria, quella del museo delle Genti d’Abruzzo, per il quale la commissione Cultura del consiglio comunale ha varato un nuovo statuto, nel quale si prevede – come ha ricordato il capogruppo Pd in consiglio comunale, Marco Presutti, delegato direttamente dal sindaco Marco Alessandrini, per seguire la vicenda del museo – un bando nel quale si contempla la nomina di nuovi consiglieri di amministrazione, dei quali una quota di essi sarà di competenza dell’amministrazione comunale.
Il nuovo statuto ora dovrà passare al vaglio dell’assemblea degli azionisti del museo ed essere approvato. Nel nuovocda del museo, per la quota riservata al Comune verranno eletti dei consiglieri comunali, rimarca Presutti, in grado «di operare un piano sostenibile, elaborando una strategia». Ma Presutti ha anche sgombrato il campo sui timori relativi a un rovesciamento dell’azionariato di maggioranza. «Intanto i privati sono già presenti oggi nella gestione del museo», fa notare, «e continueranno ad esserci così com’è previsto nel nuovo statuto. E inoltre», ha aggiunto, «il Comune rimarrà sempre azionista di maggioranza». Per quanto riguarda l’abolizione del vecchio statuto, nel quale si prevedeva che il consiglio d’amministrazione, quello presieduto da Albore Mascia, scadesse nel 2018 (essendo stato nominato l’anno scorso, con durata quadriennale), Presutti spiega che doveva essere abolito in quanto «prevedeva che il Comune nominasse i consiglieri comunali. Una disposizione, però», continua il capogruppo del Pd in consiglio comunale, «in contrasto con la normativa nazionale e pertanto da cancellare», nella misura in cui dava la possibilità di nominare in maggioranza i consiglieri comunali. «Comunque», ha concluso Presutti, «è finita l’epoca in cui si finanziavano gli enti con una quota fissa e a prescindere da tutto».
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