Mutui casa non pagati: i giudici stoppano le banche

3 Agosto 2017

Due famiglie e un anziano non riuscivano a pagare le rate a causa della crisi I tribunali hanno sospeso le procedure esecutive e bloccato le vendite all’asta

PESCARA. Un anziano invalido che vive con una pensione di nemmeno 300 euro. Una madre di famiglia il cui marito è rimasto praticamente disoccupato e deve preoccuparsi anche dei bambini. Una coppia di coniugi con problemi di lavoro che vive con i genitori, oltre ad avere dei figli minorenni a carico. E poi un professionista convinto della natura usuraia del mutuo contratto. Tutte persone che hanno rischiato di ritrovarsi senza casa perché hanno smesso di pagare le rate del mutuo sull’abitazione.
La maggior parte di loro non poteva fare altrimenti, dovendo sopravvivere ad una crisi perdurante che ha fatto saltare il bilancio di famiglia. Le rispettive banche si sono subito attivate, per tutelare i propri interessi, facendo scattare la procedura per arrivare all’espropriazione immobiliare.
E i proprietari delle case che rischiavano di essere vendute all’asta si sono rivolti tutti all’avvocato pescarese Dario Nardone che, nel giro di un mese, è riuscito ad ottenere quattro sentenze favorevoli da altrettanti Tribunali, che sono quelli di Pescara, Avezzano, Chieti e Campobasso. In tutti i casi i Tribunali hanno sospeso le procedure esecutive.
Tutto ruota attorno al principio, riconosciuto dai giudici, che i mutui notarili non costituiscono valido titolo esecutivo. Fino ad ora, spiega Nardone, è valso il principio in base al quale i mutui ipotecari e/o fondiari costituiscono titoli esecutivi stragiudiziali il che vuol dire che, per cominciare la procedura esecutiva immobiliare, la banca può notificare direttamente l’atto di precetto, nel tentativo di ottenere la somma dovuta, e poi iniziare la procedura per l’esproprio dell’immobile. I clienti di Nardone hanno vissuto proprio questo tipo di situazione, in tre punti diversi dell’Abruzzo e in Molise, e il legale ha deciso di opporsi basandosi sul principio che «il contratto di mutuo non può considerarsi titolo esecutivo qualora preveda che la somma mutuata sia posta in deposito cauzionale fino all’adempimento di determinate condizioni, come l’accensione di ipoteca o la consegna di polizze assicurative: questo perché in tali casi la somma mutuata non viene veramente corrisposta con la stipula del contratto, ma al successivo momento dello svincolo, per cui il contratto di mutuo, anche se redatto dal notaio, non è idoneo a comprovare che la somma sia stata effettivamente erogata al mutuatario. Non potendo documentare la consegna della somma, il mutuo notarile perde la capacità di costituire titolo esecutivo. Le banche, quindi, dovranno ricorrere al Tribunale per ottenere il titolo esecutivo giudiziale e solo dopo potranno iniziare la procedura esecutiva, mentre quella avviata sulla scorta del mutuo andrà inesorabilmente annullata». Stando così le cose i tempi per la soluzione di queste controversie si allungano parecchio. «Un duro colpo per le banche», commenta l’avvocato, perché quando ricorre questo schema contrattuale (somma erogata ma non disponibile perché vincolata in deposito cauzionale), e cioè quasi sempre, la procedura esecutiva immobiliare può sempre essere invalidata e bloccata.
Hanno tirato un sospiro di sollievo i clienti di Nardone che, per ora, possono rimanere nelle rispettive abitazioni. E si allontana, per loro, l’incubo dell’asta che hanno vissuto fino a pochi giorni fa. Più di tutti temeva di vedere venduta la propria casa un anziano invalido civile, che va avanti con una pensione sociale di meno di 300 euro al mese. L’abitazione era già andata all’asta due volte e si attendeva la terza per cui prima o poi sarebbe finito in strada ma il Tribunale di Avezzano ha bloccato tutto. A Pescara la donna che si è rivolta a Nardone non era più riuscita a saldare le rate di un mutuo per 400mila euro. La perdita di lavoro del marito ha spiazzato la famiglia e la banca ha dato il via alla procedura per arrivare all’espropriazione, fermata dal Tribunale.
Non diverso il caso di Chieti: i problemi sul lavoro hanno fatto saltare i pagamenti del mutuo (i garanti erano i genitori di una coppia) e si era già arrivati all’atto di pignoramento, che è stato impugnato. L’ultima soddisfazione è arrivata dal Tribunale di Campobasso: altra sentenza favorevole, scaturita dalla contestazione di un contratto caratterizzato per giunta, secondo Nardone, anche da usura bancaria.
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